SeMi di Musica #2 | I Mary in June e la nascita di una nuova vita dal coraggio di un tuffo

mary in june

Botanica e Musica, Musica e Botanica.

Ho un rapporto quasi viscerale con le piante, forse da sempre. Anche con la musica è così, sicuramente però più travagliato come tutte le storie d’amore che si rispettino. Da questo legame amoroso è nata l’idea della rubrica : un giardino segreto di Roma,(diverso ogni volta) gli artisti, la mia intervista.

Scelgo il posto in base ad una loro canzone o ai tratti della loro personalità artistica. Alla fine di questa meravigliosa scena bucolica gli regalo i semi di un fiore o di una pianta che più li rappresenta e loro sbocciano. Curo e progetto giardini ma non ho il pollice verde, forse perchè ho veramente poca pazienza.

Questi fiori della musica voglio trattarli bene e vederli crescere sempre di più.

La seconda semina avviene con i Mary in June.

Come nasce Tuffo, perché e come è stato prodotto ormai si sa. Io invece voglio parlare del loro percorso emotivo. Nella musica, quella giusta, vale anche questo. Voglio parlare di quello che loro mi hanno trasmesso e regalato dopo una lunga chiacchierata in un assolato parco di Roma sud.

Ho deciso di dargli appuntamento al Ninfeo di Egeria nel Parco della Caffarella. Ci sono diverse storie e diversi miti su questo ninfeo ma quella a cui mi sono subito affezionata è la leggenda secondo la quale le acque fossero di buon auspicio per una futura fertilità ma era soprattutto il luogo dove venivano a partorire molte donne romane. La ninfa Egeria era infatti protettrice delle partorienti.

I Mary in June dopo alcuni anni di silenzio hanno fatto proprio questo. Hanno partorito un album di forti consapevolezze e affermazione del duro lavoro e della loro crescita ed evoluzione emotiva ma anche artistica, proprio come i bambini che nascevano in queste acque: facevano un tuffo verso un nuovo futuro, una nuova vita o una nuova fine senza avere paura. E’ come voltare pagina solo per diventare altro e non è detto che altro significa per forza diventare migliori ma semplicemente diversi e nel migliore dei casi significa elevarsi.

Sono pazienti e sanno godersi l’attesa. Come quando entri in un negozio di caramelle e vorresti prenderle tutte, inizi a riempire il sacchetto con quello che trovi dietro il bancone senza sapere che gusto possa avere se può o meno soddisfare le tue aspettative ma sembra favoloso anche solo all’apparenza. Loro invece no! Loro aspettano, scelgono e poi lo assaporano con gusto perché l’attesa porta a scegliere bene e la giusta scelta è godimento duraturo. È’ all’incirca così che nasce il nuovo album di cui io mi sto innamorando ogni giorno di più.

Sono passati 5 anni dalla nostra opera prima, ed è passato così tanto perché ci siamo messi a studiare molte dinamiche che non ci convincevano più e facevano parte appunto di Ferirsi. Ovviamente il tutto è stato voluto, non è passato tutto questo tempo perché non avevamo le idee chiare. C’è stata una grande evoluzione e uno studio approfondito sui suoni, sulle melodie, sui testi, sulle voci e in generale un approfondito studio su ogni singolo strumento. Siamo totalmente soddisfatti di quello che alla fine è venuto fuori nonostante ci siano state in mezzo una serie di problematiche”.

Le problematiche poi sono quelle comuni a tutti; alcuni membri del gruppo che lasciano poi tornano e rimangono, altri che invece hanno nuove occasioni da poter prendere e non possono lasciare andare con annessi provini da fare a nuovi sostituti.

Ferirsi è stato un album scritto a quattro mani da Alessandro Morini (voce, chitarra, testi e tisane) e Aron Carlocchia (synth e tatuaggi) quindi per questo la scrittura risultava più “veloce”. Tuffo è stato invece studiato, lavorato e voluto da tutti e quattro i componenti che hanno contribuito singolarmente ad inserire i giusti elementi per la composizione. Non hanno rimpianti stilistici del passato proprio perché il punto a cui volevano arrivare è stato toccato.

Ecco come nascono i dieci brani che compongono l’album: Alessandro scrive i testi e li fa però nascere in un altrove, quindi prima di prendere carta, penna e chitarra prenota un biglietto aereo per scrivere in viaggio. Anche lui come Ulisse ha bisogno di staccarsi dalla culla d’amore e appartenenza per navigare in solitaria toccando spiagge,territori e sensazioni nuove per poter parlare di altro. Sa bene cosa vuole, sa bene di cosa vuole parlare e se potesse farsi aiutare da qualcuno per trovare altre parole chiederebbe consiglio a Lucio Dalla, Rino Gaetano, Capossela e Lindo Ferretti (poca roba insomma!).

Trovano più forza nella separazione piuttosto che nell’unione ma non perché non abbiano un legame forte. Anzi. Succede questo quando ami il tuo branco e capisci che è sicuramente importante quando devi attaccare ma non quando devi meditare per trovare la giusta tattica. Lì devi essere più lupo solitario e chiuderti nella solitudine.

Il contesto musicale romano in cui sono cresciuti negli ultimi 10 anni non preserva per loro un modello a cui associarsi forse perché “Roma ultimamente è più folk e pop e sforna cose meno aggressive. Non è un discorso presuntuoso il nostro ma una semplice constatazione. Siamo più vicini a realtà musicali recenti, come per esempio i Fantasmi con cui condividiamo sudore della sala, amicizia e quant’altro, ma anche I Quartieri. Una città italiana dove però riscontriamo una vicinanza stilistica maggiore è Forlì, madre della scena emo, hardcore e punk, ma anche Genova”.

Penso a loro sul palco alle volte in cui ho assistito ai live e mi viene in mente una mandria di zebre che corre e si rincorre e in mezzo a loro c’è anche un fenicottero rosa che alza una zampa, rimane fermo e riesce a non farsi investire ma anzi li segue e danza freneticamente con loro. Animali da palcoscenico forse. Di sicuro la maturità raggiunta si nota nella disinvoltura e nella complicità tra tutti senza bisogno di osservarsi.

Alcune canzoni sono urlate come se ci fosse bisogno di far uscire la voce fuori dallo spirito e dalla pelle.

Solo urlando a volte si riesce a farsi ascoltare. Altre sono invece più sommesse mai sussurrate non rientrerebbe nella loro essenza punk. Parlano d’amore? Si forse a volte ma non hanno bisogno di creare il dramma. Lo capisci se lo vuoi capire, lo mettono in mezzo con frasi che sembrano parlare di te o lo fanno quando c’è bisogno, magari non te ne sei neanche accorto ed è proprio questo quello che succede quando ti innamori.

Sono fatti di suoni alti, acidi e allo stesso tempo carezzevoli.

I Mary in June sono bucolici e dormono sotto foglie di Alocasia in una foresta senza collocazione geografica. Si svegliano a suon di “fulmini e profumo di cedro”. Hanno ricevuto molte note di merito per quanto riguarda la scelta dell’immagine di copertina elegante e minimalista. Donna/struzzo o donna che torna nel mondo reale uscendo da un pozzo profondo dove tutto era buio , cupo e angusto ma allo stesso tempo sicuro perchè nel buio non ti muovi e rimani fermo sapendo che così non potrai sbattere o farti male. Sembra quasi che quell’essere però abbia capito che forse e’ arrivato il momento di uscire fuori e tira via per ultima la testa perché la luce si sa fa male agli occhi ma bene all’anima e bisogna accompagnarla con pazienza e cautela per farle vedere il mondo luminoso che le si prospetta davanti.

Tuffarsi in qualcosa per raggiungere la felicità e rinascere vivendo di perfezione. Questo ho capito dopo averli conosciuti ed è per questo che i semi che gli regalo sono quelli dell’Agave tequilana weber (Agave blu). Questa pianta rappresenta l’essenza della vita per i Messicani per tre motivi: dall’interno delle foglie si estraggono dei fili con cui cuciono i loro vestiti, curano ferite e alcune malattie e soprattutto si estrae la tequila che inebria lo spirito e fa accoppiare, quindi fa concepire la vita.

Video di Egidio Amendola

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