SeMi di Musica #3 | Chiara Vidonis e i contrasti che portano alla bellezza della verità

Botanica e Musica, Musica e Botanica. Ho un rapporto quasi viscerale con le piante, forse da sempre. Anche con la musica è così, sicuramente però più travagliato come tutte le storie d’amore che si rispettino. Da questo legame amoroso è nata l’idea della rubrica: un giardino segreto di Roma, (diverso ogni volta) gli artisti, la mia intervista. Scelgo il posto in base ad una loro canzone o ai tratti della loro personalità artistica. Alla fine di questa meravigliosa scena bucolica gli regalo i semi di un fiore o di una pianta che più li rappresenta e loro sbocciano. Curo e progetto giardini ma non ho il pollice verde, forse perché ho veramente poca pazienza. Questi fiori della musica voglio trattarli bene e vederli crescere sempre di più. La terza semina vede protagonista Chiara Vidonis.

Avevo bisogno di una donna. Non parlo di un cambiamento sessuale nella mia vita ma della necessità di entrare nella musica e nel mondo di un’ artista femmina per capire che colori e sapori abbia. La musica di Chiara ha delle tinte profondamente nere, non perché si tratta di una musica dark o cupa. È quel nero che racchiude tutti i colori, che vengono fuori uno ad uno ma solo se li richiedi. È quel nero che risalta la sua bellezza come gli espositori di velluto dietro le vetrine delle antiche gioiellerie con sopra collier di diamanti.

Per lei questa volta ho scelto un giardino di confini, un po’ come la città che le ha dato i natali: Trieste. Anche lì si parla di scambi interculturali, di vento forte che spazza via una vita passata per costruirne una futura. Siamo nei giardini di piazza Vittorio e in particolare per lei ho scelto la Porta Magica o Porta Alchemica, una porta antica protetta da due statue del dio egizio Bes e che racchiude in se un messaggio in codice non ancora svelato che permetterebbe di trasformare i metalli in oro prezioso. Ho scelto questo posto perché da una parte è un luogo magico che racchiude antiche leggende e questa grande artista sembra in qualche modo appartenere ad un mondo incantato, un mondo di fiabe senza le quali non saremmo più in grado di sognare in questa realtà che a volte non vuole permettercelo. Dall’altra parte invece la scelta è stata dettata proprio dal mondo di contrasti e il turbine di elementi che vivono dentro questa villa: diverse etnie, diverse forme degli occhi e colore della pelle che parlano però con forte accento romano, architettura antica, installazioni moderne e piante tropicali.

La leggenda narra che un giorno si presentò in questa villa, all’epoca di possesso del marchese Palombara nonché famoso alchimista, un pellegrino, il quale domando’ al marchese di potergli offrire riposo nel suo giardino. Il Marchese accetto’ e poco dopo il pellegrino inizio’ a cercare una misteriosa erba capace di produrre oro. Il mattino seguente fu visto scomparire attraverso la Porta generando dietro di se’ polvere d’oro e una misteriosa carta piena di enigmi e simboli magici che doveva contenere il segreto della pietra filosofale. Il marchese fece incidere questi simboli sulla porta nella speranza che un giorno qualcuno fosse riuscito a decifrarli. Non ci siamo riuscite neanche noi, ma l’intento non è quello di trovare una formula per trasformare elementi in oro, piuttosto però c’è la volontà di ricercare la bellezza dei suoni e delle parole per parlare alle persone con la propria musica.

Torniamo quindi a Chiara e alla sua carriera che è sicuramente più decifrabile. Inizia a suonare e a scrivere fin da piccola. Le parole però sono tante e negli anni l’evoluzione stilistica e’ assicurata . Ha sentito il bisogno quindi ad un certo punto di raccogliere le carte e risistemarle cercando di capire cosa potesse essere inserito nella sua opera prima e cosa no. Così nasce l’ album d’esordio Tutto il resto non so Dove nel 2015 ed è composto da 11 brani interamente scritti da lei, un disco molto personale e per questo molto puro, onesto senza filtri proprio com’è lei. Nel corso della sua carriera vince diversi premi come il Premio Bianca D’Aponte nel 2011 con il brano “Viola” e “Bourdeaux” e nel 2014 il Premio Pigro (dedicato alla memoria di Ivan Graziani) con il brano “Comprendi l’odio”.

L’album comprende brani dalle sonorità rock mischiate a ballad eteree che sfiorano melodie pop. I contrasti sono forti e lo sono anche per quello che riguarda la sua essenza di musicista; esistono infatti evidenti influenze di alcuni spiriti del passato piuttosto rilevanti come la potenza di Janis Joplin (che penso sia per tutti più uno spirito guida per il suo trasporto e la grandezza di vivere un testo e un live ) ma allo stesso tempo influenze femminili con voci più ” soavi “come quella di Pj Harvey con tutti gli scossoni del caso che riesce comunque a trasmettere.

La sua musica si avvale di energia e pacatezza, istinto e razionalità. Alla fine della fiera una persona per dare il senso di coerenza alle cose deve riuscire a dare la coerenza che ha già dentro di se. Nel mio caso di coerenza non ce n’è tantissima proprio perché non sono una gran fan di questo . Tornando al discorso di Trieste, la sua città d’origine, mi interessava sapere come questa città mescolata al suo vissuto a Roma abbia influenzato la musica e le composizioni dei brani.

“Trieste e’ la mia città e continua ad avere una grande importanza per me: sono nata e cresciuta lì e soprattutto mi sono formata sotto tutti i punti di vista. Roma però è stato il momento in cui ho realizzato che volevo fare questo disco. Questa città è stato il mio punto di partenza per il quale ho messo un punto a tutto ciò che ho fatto fino ad oggi per poi ripartire con un senso più concreto e compiuto . In queste due città ho sempre avviato delle ricerche molto diverse tra loro: a Trieste cercavo varie situazioni e mi nutrivo di tantissime cose come una persona golosa che non si nutre in maniera razionale e continua a strafogarsi, a Roma invece ho metabolizzato e digerito il tutto e proprio questo mi ha permesso di lavorare in un certo modo.”

Uno dei brani dell’album si intitola “Quando odiavo Roma”; mi ha incuriosito il titolo e ho cercato di avere delle spiegazioni da lei. Passi che i contrasti la caratterizzano ma se Roma e’ stato il suo punto di partenza, il suo riscatto e il suo lancio verso il futuro perché dovrebbe esistere un odio? Il titolo non si riferisce alla città direttamente ma alla città che fa da sfondo ad un amore andato male: del resto un grande odio nasce solo dove c’è stato un grande amore e quindi il luoghi dei ricordi in un momento di sofferenza non possono che essere solo posti “maledetti”. Nel ritornello però il testo ad un certo punto dice anche  ” quando amavo Roma già non c’eri più”.

Bene adesso posso mettere sul tavolo tutta la mia vena romantica e passionale e confessare uno dei motivi che mi ha spinto a volere un’intervista al femminile: come parla il cuore infranto di un’artista? Il cuore e i sogni infranti di una donna che mette in musica i sentimenti e svuota quel sacchetto di dolore che porta dentro? Inizierei con il darti il numero della mia analista forse lei saprebbe risponderti meglio. Io in realtà non riesco a prendere sul serio il dolore ne’ il mio cuore altrimenti diventerei matta davvero. Forse questo è uno di quei casi in cui le parole escono perché hanno bisogno di seguire una direzione ma non devono per forza essere sforzi o atti terapeutici. Tanti sono gli esempi del passato (e non solo) in cui grandi cantanti deluse e abbandonate hanno prodotto i migliori album, arrivando al successo proprio perché hanno saputo trovare le parole per esorcizzare i demoni e diventare bandiera di tutte quelle donne che vivevano la stessa condizione.

Arriviamo ora alla consegna dei semi: per Chiara ho pensato all’Atropa Belladonna perché (e non parlo dell’etimologia della parola) mi fa pensare ad un universo molto femminile e perché questa pianta racchiude leggende antiche , come una pratica risalente al Rinascimento in cui le dame la usavano come collirio per dare lucentezza e risalto agli occhi mediante la capacità dilatative delle pupille. Mi fa pensare al modo in cui una donna sa guardare e lavorare sulle cose che ama in particolar modo: ingigantire le pupille per far entrare dentro tutto il mondo che ha davanti. Violenza, energia, dolcezza e poi di nuovo violenza ed energia. Questa è Chiara nella musica, e’ un’isola tropicale dove si scatena la pioggia il vento e forti mareggiate ma dopo qualche minuto torna il sole il caldo e la pace. Forse è proprio questa l’essenza di una donna vera.

 

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