SeMi di Musica # 5 | Big Mountain County e chiacchierate affollate nei giardini nascosti del Pigneto

Botanica e Musica, Musica e Botanica. Ho da anni un rapporto viscerale con le piante e la progettazione degli spazi esterni. Alla fine dei giochi anche con la musica accade la stessa cosa (sicuramente però in maniera più travagliata come tutte le storie d’amore che si rispettino). Da questo legame amoroso è nata l’idea della rubrica: scelgo un giardino segreto in base ad una canzone o ai tratti della personalità dell’artista da intervistare e alla fine di questa scena bucolica gli regalo i semi di un fiore o di una pianta che più li rappresenta. La quinta semina vede protagonisti i  Big Mountain County

Incontrare questi ragazzi è stato come quando da adolescente l’estate, in villeggiatura, ti invaghivi di qualcuno e cercavi in pochi giorni di conoscere le parti migliori della sua vita, di fartele raccontare tutte d’un fiato. Capitava anche di parlargli sopra per capirlo più rapidamente perchè il tempo scade, è breve e ognuno torna a casa sua portandosi dietro la malinconia e gli occhi pieni di colori.

Big Mountain County (che d’ora in poi per comodità delle mie dita e del caldo torrido chiameremo BMC) gruppo pseudo romano formatosi nel 2012. Pseudo perchè in realtà nessuno è romano (due siciliani, un abruzzese che parla catanese meglio degli originali e un pugliese) ma la città li ha ormai adottati. Per loro non ho scelto un giardino o un luogo statico, sarebbe stato banale e contraddittorio, ma abbiamo camminato tra le vie che circondano Villa Serventi, con i suoi  giardini privati, le gattare, fiori e piante rare e tutte le caratteristiche di un piccolo borgo nel cuore del Pigneto. Queste vie sono state la cornice di alcune scene cinematografiche legate ad Anna Magnani o ai ragazzi di vita di Pasolini, quindi qui le piante respirano arte.

Partiamo da una domanda che probabilmente vi avranno fatto spesso, relativamente all’uso della lingua inglese nei vostri testi. E’ stata una scelta dettata dalla lungimirante volontà di inserirvi all’interno di tour europei?

La scelta dell’inglese è solo legata al nostro tipo di ascolti e background musicale. E ‘ vero, fin dal primo album abbiamo suonato fuori dall’Italia, ma in realtà non è stata una scelta consapevole a priori, anzi è nata quasi casualmente, per capire fino a che punto ci saremmo legati e uniti, se in maniera solida o passeggera. E‘ partito tutto da un’ idea di Bob, il nostro bassista, il quale è stato l’ ultimo ad unirsi a questa contea e per capire se stessimo facendo le cose sul serio, ci ha proposto di partire e fare un viaggio con annesse una decina di date sfruttando dei contatti che aveva in Est Europa. Quello fu  il primo dei tre tour europei ed è stato anche quello vissuto in condizioni più estreme, di conseguenza appena abbiamo visto che siamo riusciti a sopravvivere siamo arrivati alla conclusione che insieme potevamo andare avanti e il resto sarebbe stata una “passeggiata“.

Che approccio ha avuto il pubblico europeo nei vostri confronti?

Grande entusiasmo e soprattutto curiosità. La differenza rispetto all’Italia si nota ovviamente. Quando suoniamo fuori la gente si focalizza davvero su quello che stai facendo, soprattutto in alcuni posti dove le cose portate sono nuove o diverse. Sanno divertirsi molto, sanno apprezzare la musica in maniera sana senza dare giudizi minuziosi che a volte sono totalmente inutili  e questo lo abbiamo vissuto soprattutto nelle due date a Sarajevo.

E a proposito di date fuori, quest’estate sarete ospiti dello Sziget Festival. Qual è stata la prima reazione?

Felicità estrema soprattutto perchè quest’anno ce l’abbiamo fatta! Ci avevamo provato anche l’anno scorso tramite il concorso che lo Sziget lancia per le band emergenti ma non siamo stati selezionati. Quest’anno invece ci hanno chiamati direttamente senza passare per concorsi e selezioni varie perchè si ricordavano di noi e siamo rimasti impressi, quindi questa è un’altra grande soddisfazione.

Qual è lo spirito che manda avanti un gruppo?

Il successo e i soldi ovviamente! (ridono). No a parte gli scherzi il punto di forza principale a prescindere dalle amicizie che si sono create, è l’eterogeneità sia caratteriale che musicale di ognuno di noi. Tutto ciò ha creato molto entusiasmo e continua a darci forza e volontà di non smettere anche quando le cose non sono semplici.

Qual è stato l’iter di produzione dei vostri album? Da dove siete partiti e dove siete arrivati?

Siamo partiti da noi, nel senso che abbiamo iniziato un percorso di autoproduzione con il primo Ep composto da soli 3 brani. Non avevamo etichette, non avevamo produttori ma solo noi, i nostri strumenti, le nostre idee e i nostri soldi. Totale autogestione. Poi abbiamo continuato il percorso e il primo disco è uscito con un’etichetta, la Gas Vintage Records, e così siamo riusciti a cooprodurre questo disco, che rispetto al rock-garage selvaggio di prima è andato verso la psichedelia, raffinandosi un pò. La crescita artistica negli anni c’è stata. Con il singolo “Fun Fun Boogieabbiamo avuto molte gratificazioni a cominciare dal passaggio del video su Mtv e il primo posto nel Festival del Cinema di Torpignattara.

Cosa sta succedendo nel mondo discografico oggi? Poco azzardo o troppo, poco coraggio, poca arte pochi soldi o cosa?

Forse c’è un pò di appiattimento , e questo è dovuto al fatto che ci sono tante cose molto simili tra loro o a questi successi immedati che fanno pensare che sia facile arrivare a quel livello da subito dunque non si osa più di tanto, piuttosto si tende ad imitare chi ha ottenuto quella fama improvvisa e si pensa anche che la gavetta non serve più a niente. Sembra quasi che non ci sia più l’investimento a far crescere un progetto, nel senso che si possono toccare vette importanti magari dopo 10 anni di carriera, e i primi album potrebbero anche non ottenere il successo che si sperava. E‘ un rischio reale ma vale la pena viverlo in tutte le sue tappe. Non è un fenomeno che si manifesta solo oggi, ci sono stati anche negli anni passati molti esempi. 

Le tre band più forti dal vivo negli ultimi 10 anni?

King Wizard (band australiana di grande rilievo), i Grinderman con annessi ovviamente Nick Cave and the Bad Seeds e i Bestie Boys.

La psichedelia si rispecchia nei vostri videoclip che risultano essere  molto colorati. Come mai la scelta bollywoddiana nell’ultimo?

Il brano racconta le dinamiche di ‘Torpigna’, cioè di quello che succede e si vede ogni giorno nel quartiere. L’idea iniziale era quella di girarlo sul terrazzo di Bob che affaccia su Tor Pignattara appunto. Eravamo pronti e ben organizzati con le ballerine, il drone affittato da tale SanDrone (questa è pesante ma va raccontata perchè è una verità) macchinari vari ma consultando il meteo ci accorgiamo che era previsto il diluvio universale proprio durante il giorno delle riprese. Per non sprecare i soldi inutilmente di affitti  vari e la giornata lavorativa ,decidiamo di girare lo stesso ma cambiando location. Passiamo davanti ad un barbiere bellissimo in una galleria, e il regista ci propone proprio quel posto. Dopo due giorni iniziano le riprese folli che sono il risultato del video. L’uso del colore in generale è molto presente perchè  noi per primi siamo un gruppo colorato e variegato. Per i futuri video stiamo esplorando il mondo del nudismo integrale!

Le morti musicali che più vi hanno sconvolto?

Alessandro: Io ultimamente penso molto alla morte del figlio di Nick Cave, perchè in un certo senso è stata una morte interiore vissuta dal padre che nonostante questo dolore enorme ha continuato a fare un disco. Poi sicuramente Lou Reed perchè mi ha influenzato  musicalmente in maniera totale dalla voce, all’arrangiamento dei brani, all’immaginario più in generale.

Bruno: A me ha colpito molto la morte di  Chris Cornell perchè era meno auspicabile. E‘ stato un suicidio a ciel sereno in un certo senso. La cosa brutta di queste cose è la finta disperazione dietro i social.

Come da tradizione per questa rubrica, è arrivato il momento di scegliere i semi per il gruppo.
Per i BMC scelgo il Raphanus sativus var. longipinnatus  anche comunemente conosciuto come ravanello cinese o daikon che secondo una tradizione giapponese si fa essiccare  perchè così brucia soprattutto i grassi intorno al cuore e al fegato. Vi lascio quindi con la grande poesia e il romanticismo di questa frase.

 

 

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