Sentimentale Jugend | Intervista ai Klimt 1918

Dopo otto anni una delle band cult per eccellenza del panorama alternativo italiano rompe il silenzio con un doppio album: sono i Klimt 1918 e quella che leggerete è la nostra imperdibile intervista.

Dove ero otto anni fa? Cosa facevo, chi ero? Fatemi pensare… Avevo 22 anni: mancava ancora un po’ alla laurea, alla pubblicazione del primo libro, ai primi articoli su siti e riviste. Non ero ancora nessuno (non che ora sia qualcuno, figuriamoci) eppure se ripenso al sottoscritto otto anni fa, vedo con estremo piacere quanto fossero floridi i germogli successivamente sbocciati. Le passioni sono sempre le stesse e grazie a Dio non sono cambiate. Ma cosa ascoltavo nel 2008? Sicuramente i Klimt 1918 e il loro terzo disco, uscito proprio quell’anno: Just in Case We’ll Never Meet Again (Soundtrack for the Cassette Generation) . Fu l’ennesima folgorazione, dopo i due memorabili Undressed Momento e Dopoguerra. Un trittico monolitico che mi ha tenuto compagnia in questi otto anni di silenzio, dove i Klimt non hanno pubblicato nulla, fino al due dicembre 2016, data dell’uscita di Sentimentale Jugend, doppio disco dalla bellezza superba. Ne ho parlato con il cantante, Marco Soellner. Il silenzio è rotto: i Klimt 1918 sono tornati come meglio non si poteva desiderare.

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L’embrione di Sentimentale Jugend è sulla Moleskine di Marco dopo la lettura de I Ragazzi dello Zoo di Berlino e l’ascolto del progetto musicale dell’autrice Christiane Felscherinow con Hacke degli Einsturzende Neubauten: come si è sviluppato quell’appunto nel vostro doppio disco?

Quell’appunto è diventato una storia corale, un libro con tanti personaggi, tante ambientazioni diverse. Il romanzo autobiografico della Felscherinow mi ha indicato la strada giusta: scrivere e descrivere usando uno stile poco aneddotico ma decisamente atmosferico. Ho ascoltato pochissimo gli Einsturzende Neubauten e ancora meno i Die Sentimentale Jugend. Però credo nel valore delle parole e in quello che possono evocare. Sentimentale Jugend suscita delle suggestioni forti, sia per la sua natura translinguistica, sia perché si tratta di un titolo criptico ed aperto a diverse interpretazioni.

La mole e la potenza di Sentimentale Jugend mi ha fatto pensare a Deathconsciousness degli Have a Nice Life: voi avete avuto dei modelli fissi e dei riferimenti in tutti questi anni di lavorazione?

Di modelli ne abbiamo avuti tantissimi: da Script of the bridge dei Chameleons, a Transylvanian Hunger dei Darkthrone. Passando per Maybe They Will Sing for Us Tomorrow degli Hammock, Elizium dei Fields of the Nephilim, Exploiding Head degli A Place to Bury Strangers, New gold dream dei Simple Minds, il primo omonimo album dei Glasvegas e tanto surf rock anni 50 e 60.
Ma si tratta di riferimenti che abbiamo utilizzato per calibrare il sound del nuovo album. Il songwriting dei Klimt 1918 è sempre lo stesso, invece. Mi riferisco al gusto per la melodia, l’amore per la forma-canzone, l’approccio pop.

Sono cresciuto con i vostri dischi, consumandoli appena uscivano e devo dire che otto anni di silenzio sono stati davvero lunghi, soprattutto nell’ottica delle attuali tempistiche discografiche: Sentimentale Jugend è un nuovo inizio o ha elementi di continuità con il trittico precedente?

Credo sia entrambe le cose. Da un punto di vista sonoro rappresenta la nostra definitiva emancipazione da quello che abbiamo fatto in passato. Il nostro approccio strumentistico è cambiato molto in questi anni. Quando eravamo più giovani registravamo un disco con quello che capitava. Amplificatori e chitarre prese in prestito, suoni ricavati dai settaggi standard di multieffetti digitali. Oggi è tutto diverso. Abbiamo imparato che curare la nostra strumentazione, scegliere gli effetti giusti e suonare con determinati amplificatori piuttosto che altri, rende il nostro sound più personale, più fluido. La continuità, un po’ come ho anticipato prima, è rappresentata dalla scrittura. Siamo sempre la stessa band che scrive canzoni pop melodiche e orecchiabili.

I vostri lavori non sono “solo” musica, ma un universo di immagini e suggestioni cinematografiche e fotografiche: quali sono quelle che accompagnano Sentimentale Jugend?

Nelle infosheet che accompagnano il disco mi riferisco ai Klimt 1918 come ad un branco di elefanti, lenti ed inesorabili che attraversano la savana di notte. E’ un’immagine a cui sono molto legato. Li vedo con la proboscide dell’uno legata alla coda dell’altro che procedono in fila indiana dentro sterminati banchi di nebbia. Si fidano l’uno dell’altro e procedono affidandosi all’istinto pur non vedendo nulla. Una metafora calzante di quello che abbiamo passato negli ultimi anni. Siamo andati piano, senza fare progetti a lungo termine, come pachidermi africani nell’erba alta. Quando abbiamo visto le bellissime foto di Alessio Albi abbiamo subito capito che erano i visuals adatti a noi. Immagini di persone sperdute in ampi spazi nebbiosi. L’evocazione del silenzio e della rarefazione. Il gusto dell’avventura: spingersi dove la vista non può arrivare. Provare sulla propria pelle l’essenza dell’abbandono e godere di ogni attimo legato a questo perdersi.

Tanta Berlino, ma anche Roma con “Stupenda e Misera Città” ed i suoi versi tratti da Il Pianto della Scavatrice di Pasolini. Sentite un legame, la vicinanza ad una scena musicale capitolina?

No, nessun legame perché allo stato attuale non esiste e forse mai esisterà una scena romana. Il fatto che qui ci siano molte band valide non significa necessariamente che ci leghi un rapporto di reciproca collaborazione e mutuo soccorso. Tutt’altro. Ognuno fa per se. Abbiamo dei musicisti con cui abbiamo costruito un rapporto di vicendevole amicizia e stima ma si tratta più che altro di eccezioni.

Un momento spiazzante ed entusiasmante allo stesso tempo: la cover di “Take My Breath Away”…

E’ un pezzo molto bello scritto da Giorgio Moroder ed interpretato dai Berlin. Ci riconduce direttamente alla nostra infanzia, durante gli anni 80. Da tempo sognavo di poterla coverizzare perché il refrain è bellissimo oltre che molto malinconico. Poi, si, è anche il brano più famoso della colonna sonora di Top Gun. Ma questo in fondo a chi importa?

Sentimentale Jugend verrà accompagnato dalle date di release giro per l’Italia, tra cui quella al Quirinetta di Roma: quanto vi mancava la dimensione live? Cosa dobbiamo aspettarci?

La dimensione live, parlo a titolo personale e non a nome del gruppo, non mi è mancata per niente. Odio dovermi esibire dal vivo. E’ una cosa che se potessi eviterei. Ma è necessario, quindi cercherò di farlo al meglio delle mie possibilità. Lo vivo come un dovere nei confronti delle persone che ascoltano la nostra musica ed hanno dovuto aspettare così tanto tempo per vederci dal vivo. Al quirinetta ci saranno molte backlight, molto fumo, molta oscurità. Cercheremo di riproporre uno spettacolo in sintonia con le atmosfere del disco.

Possiamo concludere l’intervista assicurando ai nostri lettori che non passeranno altri otti anni prima del prossimo disco e di rivedervi in giro?

Hahah. Mi dispiace, ma non posso farlo. I Klimt 1918 non faranno promesse.

 

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