SeTelefonando…I Senatore e la musica che vuole tornare in Italia

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Questa rubrica si propone di conoscere gli artisti esclusivamente attraverso le loro parole. Niente abiti, niente gesti, niente disagi corporei. Soltanto due (o più) interlocutori che, attraverso un telefono, si danno la possibilità di parlare senza avere a che fare con l’impatto visivo che a volte può condizionare. Questa volta è il turno dei Senatore!

Si ritorna a parlare di testi, di parole, di cose dette con la musica. La mia rubrica ha come obiettivo l’analisi dei messaggi e di tutti quei codici che sono nascosti dietro alle sonorità e alle ritmiche. Tolgo le chitarre e dimentico i sintetizzatori e mi concentro su quello che gli artisti vogliono dire. La via semplice (per così dire) sarebbe quella di rivogermi al mondo cantautoriale contemporaneo, a quello cioè che più di tutti punta al testo piuttosto che alla musica. Oggi però ho scelto di addentrarmi in una strada più tortuosa fatta prima di tutto di gusto musicale internazionale. Metto quindi da parte (non in modo assoluto) la questione “lingua/senso”. Perché oggi vi parlo dei Senatore, un gruppo che preferisce le immagini alle parole, il rock elettronico alla musica tradizionale italiana. Insomma tutte cose che mi portano lontano dal mio porto sicuro e che potrebbero in qualche modo farmi perdere il filo (telefonico) del mio discorso. La verità è  che non bisogna mai partire prevenuti per non rischiare di perdere delle opportunità che possono migliorarti e i Senatore sono stati, per me, proprio quell’occasione che non ho perso per ricredermi su alcune convizioni. Non mi resta, a questo punto, che raccontarvi quello che ci siamo detti  il 24 Marzo nella telefonata Roma-Torino delle 11.

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Al telefono mi risponde il chitarrista della band di Torino che prima si chiamava Garden of Alibis e adesso è diventata i Senatore formata da: Vladimiro Orengo (il mio interlocutore al telefono), Stefano Dughera, Andrea Dutto e Giacomo Felicioli. Loro, fino all’anno scorso, hanno scritto in inglese ritenendo la loro musica (che può essere inserita nella categoria del rock elettronico ma si nutre anche di dance rock ed è fondamentalmente Indie-pop) più vicina al mondo anglosassone. Il loro gusto musicale è obiettivamente proiettato verso fuori, verso i The Killers e i Kings of Lion, così come le loro parole che non ricercano la linearità del cantautorato italiano. Vladimiro infatti ci tiene a confermarmi che i loro testi non sono lirici, la loro “non è una poesia d’amore musicata”. I loro sono “suoni anglofoni in lingua italiana”. Allora io mi concentro, solo per un attimo, sul concetto della lingua perché la rubrica, infondo, è di questo che si occupa e capisco una cosa: I Senatore vogliono tornare a casa. Vogliono disfare le loro valigie internazionali e appendere i vestiti in quel grande armadio che è l’alfabeto italiano. Insomma, ve la faccio breve. I Senatore  non scrivono più in inglese però continuano a suonare lo stesso tipo di musica. La cosa che tengono a sottolineare è che per loro le parole non devono andare necessariamente dritte al punto ma al contrario possono fare dei grandi giri lasciando, così, sempre qualcosa in sospeso. Si ritengono “cercatori di immagini, non cantastorie”. A questo punto chiedo a Vladimiro se è possibile dare spessore all’indie-pop in Italia parlando in italiano ed effettivamente anche lui sembra un po’ titubante. Nella penisola, dice lui, “i veri fighi riescono a fare tutte e due le cose insieme” dove le “cose” sono : un sound originale che si sa nutrire di musica straniera e i testi importanti che vogliono  parlare alla gente. Quando parla, invece, di “fighi” si riferisce a i The Giornalisti e a I Cani. Quando penso a Torino e alla musica “ricercata” italiana” mi vengono in mente i Subsonica e quindi li accosto a i Senatore. Per loro, però, nonostante la stima, non sono un vero punto di riferimento. Preferiscono piuttosto guardare a Battiato e a Max Gazzè.

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È Arrivato il momento di parlare di quello per cui ho voluto contattare i Senatore: L’8 Aprile uscirà per INRI Bisogni primari, il loro primo album in italiano. Per fare Bisogni primari i Senatore hanno dovuto ponderare le loro scelte passando prima per gli studi di registrazione per poi rendersi indipendenti. Così, due anni fa, sono andati in una casa nel bosco e hanno iniziato a confrontarsi. L’inverno, la legna da tagliare, la cassa alta e le chitarre “pazzerelle” hanno contribuito a dare all’album un sound originale. Quando chiedo a Valdimiro il macrotema che sta alla base di Bisogni primari mi risponde subito “l’amore”, senza vergogna e senza remore. “A sangue gelido” (di cui vi presentiamo il video:  https://www.youtube.com/watch?v=6LjBVr240Y4 ) è  il pezzo che più di tutti tocca questo argomento e che ci racconta in che modo i Senatore  concepiscono il rapporto tra “maschietti e femminucce”. I testi sono scritti da tre teste ed essendo l’unione dei diversi modi di pensare non possono avere un solo senso.

Questa volta non voglio citarvi un pezzo di una loro canzone perché voglio restare fedele a quello che ho detto inizialmente e ribadire quello che è realmente importante per il gruppo: la musica, il sound. Poche parole oggi e tanta legna bruciata in una casa, in un bosco, a nord. Con i Senatore (e con Bisogni Primari) ci vediamo l’8 Aprile. Noi, invece, ci rincontriamo tra un mese!

 

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