Sixtynine | Denti

Denti è una caria o un sorriso smagliante, un dente del giudizio che fa male o la gioia del primo dente caduto, è digrignare, serrare le labbra, è una smorfia di dolore, è sangue dalle gengive, Denti è masticare con gusto le proprie frustrazioni.

I Sixtynine sono un gruppo Campano nato nel 2008 dall’incontro di Guido Lettieri e Roberto Marino che dopo un anno di lavoro danno vita a una band metal, alternative rock Bananas from space, fino all’anno zero del 2015 dove il gruppo, già diventato “Sixtynine” nel nome si allarga con l’arrivo di Domenico Pascale alla batteria e Diego Rossomando al basso che non stravolgeranno, anzi, sposeranno con audacia il progetto e la passione per la chitarra e i suoni aucustici di Guido ( voce, chitarra ritmica) e Roberto (chitarra, lapsteel) .

Dopo l’Ep, con testi in inglese, Disappear del 2013, lo scorso 2 dicembre i Sixtynine sfornano il loro primo album: Denti.

La buona riuscita dell’album si pregustava già dal singolo che l’anticipava: “Ruggine”; il featuring dei The Winstons, con Roberto Dell’era al Basso e Enrico Gabrielli ai synth , ha ulteriormente impreziosito il brano. Denti è un album evocativo, emozionale. I testi autobiografici, di storia vissuta, stavolta in italiano, sono sempre non banali, alle volte anche di non semplice comprensione ed affrontano tematiche delicate e introspettive; si passa dalla lotta alle dipendenze come in “Mi sveglio” : «mi sveglio dal sogno dal quale non torno» o in “Seropram”, ai momenti di quiete come “ Dentro”; da non sottovalutare quel senso di rabbia che scatena la voglia di cambiare le cose che  si manifesta evidente in “Ruggine” e “Salvami”;  un ruolo importante la giocano  solitudine e  rassegnazione: «da cosa scappi da chi è che fuggi è la tua ombra e non te ne accorgi»  mentre il brano “Né sangue né corpo” recita:

«il vino intanto ha perso il gusto non sa di sangue né di corpo.»

Ovviamente in questo girotondo di sensazioni non poteva mancare l’amore e l’innamoramento, a volte velato, quasi nascosto, a volte più marcato e facilmente riconoscibile come in “ Dentro”. Le chitarre e i suoni acustici fanno la voce grossa, i sintetizzatori, alle volte delicati, altre fischiettabili, altre volte più marcati, altre completamente amalgamati nella melodia del brano, ne delineano i confini musicali.

La band Battipagliese si inserisce nella scia del panorama alternativo italiano seguendo gruppi come Verdena, Teatro degli orrori, Marlene Kuntz. Denti è un album dal retrogusto anni ’90, per sonorità e ambiente, anche se estremamente moderno; è pregno di sensazioni contrastanti, ascoltandolo sembra ricordare quel vortice di sentimenti che scatena il mese di settembre: la malinconia dell’estate finita, la nostalgia del ricordo di essa, la felicità delle rievocazioni, la forza di affrontare la stagione fredda e la voglia di aspettarne un’altra per renderla sempre migliore di quella passata.  Per questa sua diversità e complessità di significati il primo disco della band alternative campana non è sicuramente un disco “per tutti” e non è assolutamente da sottovalutare e accantonare per la delicatezza delle sue sfumature.

Se siete in treno, in autobus, in viaggio in queste ennesime vacanze Natalizie, mettete su Denti guardate fuori dal finestrino e lasciatevi trasportare ovunque questa musica vi porti. C’è bisogno solamente di predisporsi all’ascolto, e lasciarsi trasportare da questo tornado. E’ caos calmo.

I Sixtynine hanno compiuto il primo passo, e sono rimasti dignitosamente e brillantemente in piedi. Aspettiamo già il secondo.

(XXXV/2016)

Di Pietro Cifarelli

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