Sorge Live@Monk 18/05/2016

I Sorge di Emidio Clementi e Marco Caldera portano al Monk Club di Roma tutta la bellezza della loro Guerra di Domani. Ecco il nostro report e le nostro foto. 

Essendo intensi lettori di Cheap Sound saprete sicuramente con quanta ammirazione ed effetto segua la figura di Emidio Clementi in tutte le sue forme principali – Massimo Volume – e derivate – Notturno Americano e Sorge. Ho avuto il piacere di intervistarlo riguardo questa nuova avventura vissuta insieme Marco Caldera, tecnico del suono e produttore dell’ultimo disco della band,  Aspettando i Barbari. Un’avventura che ha portato i Nostri in giro per l’Italia e mercoledì 18 maggio sul palco del nostro oramai abituale Monk Club di Roma.

I divanetti rossi sono disposti davanti al palco su cui campeggiano sulla sinistra il pianoforte di Clementi e sulla destra la strumentazioni elettroniche di Caldera. I posti si occupano subito e tutti aspettano in silenzio l’arrivo dei Sorge. Un applauso segna l’arrivo dei due: Clementi sempre elegantissimo nel suo completo e borsalino, Caldera più “moderno” con t-shirt e cappellino.

Un secco, tagliente e potente battito elettronico avvia lo spettacolo: è la base di “Hancock ’96”, brano di apertura di La Guerra di Domani. Un torvo tour alcolico tra ristoranti e denti di bimba portafortuna scandito dalle incise e potenti pennellate del cantante adeguatamente sostenute dal fondale elettronico. Sullo sfondo iniziano le proiezioni d’immagini che faranno da supporto visivo alla serata. Poco alla volta Clementi si toglie la giacca e si rimbocca le maniche mostrando i tatuaggi. Intanto si susseguono i bellissimi pezzi di La Guerra di Domani, come “Nuccini” e soprattutto “Bar Destino”, molto probabilmente il mio pezzo preferito. Un bar tramutato in un ritrovo di anime perse, un pretesto per ragionare sull’esistenza, un momento per parlare con i fantasmi tra un bicchiere e l’altro. Poesia altissima, quella a cui Clementi ci ha abituato da un pò. La serata prosegue ed una sorta di quiete e appagamento inizia a scorrere nelle vene dopo un po’: il pulsare sintetizzato e i racconti sono un unico fluido inarrestabile. Si prova quella rilassatezza, quel piacere che ti prende quando stai assistendo a qualcosa di bello e lo spirito e il corpo ne beneficiano immediatamente. Credo sia tra gli effetti dell’arte, della bellezza. I brani proseguono (c’è anche lo spazio per un inedito), tra picchi di campionamento e immagini, “Accetto Tutto” e “Noi Facciamo Ciò Che Siamo”, fino a comporre dal vivo tutta la track list dell’album. Il momento più bello? Sentire Clementi dire dal vivo questo passaggio del brano “In Famiglia” (anticipato dal simpatico aneddoto personale):

«Invece adesso che di anni ne ho

quarantotto

sono qui che scrivo versi

mentre le mie figlie giocano

in salotto.»

Una grande serata, tra poesia e musica. Alla prossima Guerra.

Foto di Chiara Stefanelli

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