Spaghetti meets Cheap Sound | Itchy Teeth

Prima chiacchierata internazionale per Spaghetti Unplugged meets Cheap Sound con un gruppo  londinese: gli Itchy Teeth.

Poche ore di sonno, tanti aerei, collanine di perle, magliette e camice colorate, cappelli e capelli al vento.

No non sono dei superstiti hippy di una comune  in Toscana ma quattro musicisti pazzeschi.

Al primo ascolto viene da associarli spontaneamente al british beat  anni 60/70 per le armonie, la spensieratezza dei testi, ecc. Sicuramente hanno tante influenze beatlesiane ma anche dei Beach Boys o dei Rolling Stones e questo succede perché gruppi così sono stati la colonna sonora di ogni famiglia inglese che si rispetti. Li hanno ascoltati dalla pancia delle loro mamme prima di nascere per poi decidere che anche in vita li avrebbero amati e ascoltati tantissimo. E’ un’influenza viscerale e spontanea non c’è la ricerca di imitazione. Ma non si fermano solo lì.  Sono infatti sulla strada tra quei due decenni che si susseguono inseguiti da colori e dalla musica che ha fatto la storia: anni 60/70 appunto e gli anni 80/90.

Ovunque li metti e li vedi suonare stanno bene nel senso che sembrano far parte da sempre dell’arredamento del posto come quelle lampade vintage o quegli oggetti preziosissimi che regalano qualità e tocco di classe ad una stanza semplice e quasi anonima.

Faccio due chiacchiere con la quota italiana del gruppo: Emanuele, bassista, romano di nascita, che ci racconta perché e come ha deciso di trasferirsi a Londra, l’incontro con gli altri componenti, i loro lavori e la totale autogestione della musica e degli impegni degli Itchy Teeth.

Perchè hai deciso di prendere un volo solo andata per Londra ? Una volta atterrato cosa hai trovato nella scena musicale londinese? L’aspettativa è stata soddisfatta?

Mi sono trasferito a Londra proprio per fare il musicista. Ho studiato musica a Roma poi ho deciso di partire da solo per capire come si stavano muovendo le cose nel mondo della musica. Ho trovato proprio quello che mi aspettavo: una città viva e dinamica e grazie a questo la mia musica ha iniziato a girare all’interno di varie serate open mic o jam a cui partecipavo per farmi conoscere. In maniera totalmente casuale ho conosciuto i ragazzi della band e ormai suoniamo insieme da 3 anni. In generale la scena musicale londinese non è del tutto facile ma neanche così difficile. Ci sono molte serate e possibilità di esporsi ma non potrei paragonarla a Roma perchè qui la musica l’ho vissuta troppo poco. Il bello di Londra è che non  esiste un solo genere musicale o una sola scena o identità. C’è veramente tanta musica diversa e in continua evoluzione; esiste sempre un occhio di riguardo verso le cose nuove verso le cose mai ascoltate. In un certo senso è come se si sperimentasse di più mettendosi costantemente alla prova.

Mi hanno molto incuriosita le vostre copertine. Come nasce il progetto grafico?

Tranne me, tutto il resto del gruppo disegna benissimo. Quelle più recenti le gestisce uno dei due cantanti che appena ha un momento libero si chiude a disegnare e in pochi minuti crea il poster che serve a pubblicizzarci durante la tournee o la copertina dei singoli. Gioca molto sul disegno a mano libera, poi crea dei collage anche tramite Photoshop utilizzando colori molto forti stile Pop Art. Diciamo che oltre alle copertine gestiamo da soli tutto il resto dell’organizzazione interna; non abbiamo un’agenzia booking o un manager e ci piace il fatto che tutto venga deciso da noi direttamente ed esista una totale autonomia.

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L’album è stato registrato ed uscirà ad Agosto. Qual è stato il percorso e cosa troveremo?

Abbiamo fatto uscire il primo singolo su vinile a Settembre e un mese dopo siamo andati in Germania per iniziare le registrazioni che sono state fatte in una location molto particolare. Si tratta di un ex bunker della seconda guerra mondiale dove adesso hanno progettato delle sale e studio d’incisione. L’album uscirà per la precisione il 14 Agosto e lo promuoveremo anche in Italia. E‘ un disco in cui i pezzi suonano live cioè abbiamo eseguito la scaletta come durante una performance live suonando tutti insieme in maniera diretta senza registrare singole tracce degli strumenti o delle voci.

A proposito dei live: ho visto che suonate tantissimo, a volte avete serate per tutti i giorni della settimana. Siete più quindi della scuola del suonare tanto e imparare tutto dal palco?

Assolutamente si! Ed è anche il motivo per cui abbiamo inciso un album live. Siamo molto legati al contatto con il pubblico e alla performance d’impatto. Ovviamente non accettiamo qualunque serata ma cerchiamo sempre una via di mezzo. Abbiamo capito che se vuoi emergere e non hai nessuno alle spalle devi come minimo suonare tanto e portare la tua musica in giro per farti conoscere. Suoniamo molto in Europa soprattutto Olanda e Inghilterra.

Avete creato una specie di sit com chiamata Live from Itchy Mansion. Vi prestate molto bene a questo genere. Se poteste scegliere un regista per il quale scrivere una colonna sonora che nome mi fareste?

Aiuto che domanda trabocchetto! Non saprei darti il nome specifico di un regista ma sicuramente saprei dirti il genere che ci piacerebbe e accomuna tutti e quattro, cioè film di fantascienza. Star Wars è il nostro grande mito insieme ai libri di Philip Dick e tutto quel mondo insomma.

Quale sarebbe per voi il mondo ideale dove vorreste che la vostra Time Machine (titolo di uno dei brani dell’album) vi portasse per suonare con qualcuno in particolare?

Sicuramente verso la metà degli anni 70 ma anche negli anni 90 nella scena indie americana. Sarebbe un sogno poter suonare con gruppi come i Flaming Lips formatosi appunto in quegli anni. Però potremmo anche decidere di rimanere qui nel 2016 e cercare di mandare avanti le cose con la nostra musica.

Un piatto di pasta che più vi appartiene e descrive al meglio la vostra musica?

Premesso che gli altri tre sono inglesi e non hanno il culto della pasta come noi. Probabilmente sceglierei qualcosa di romano con guanciale quindi Amatriciana o Carbonara che mi mancano tantissimo ma sono riuscito a farle mangiare anche a loro appena siamo arrivati a Roma quindi credo che saranno d’accordo con questa scelta. Si associano bene con la nostra musica perchè sono piatti semplici, tradizionali ma di grande sostanza e contenuto.

 

Ho capito che mi hanno fatto venire voglia di mettermi un vestito anni 80 in taffeta e un piccolo bouquet di fiori da polso, chiedere al mio ragazzo di noleggiare una limousine e venirmi a prendere puntuale alle 20 a casa mentre mio padre e mia madre ci scattano una foto ricordo in salone, e portarmi poi al ballo di fine anno dove appena apriamo la porta del salone da ballo (nonché la palestra allestita a dovere) troviamo loro sul palco pieni di colori e musica felice per intrattenere ore di questo indimenticabile Prom  che vive solo nella mia testa.

Grazie Itchy Teeth e che il Flower power sia sempre con voi!

Love.

 

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