Spaghetti Unplugged Meets Cheap Sound | Roanoke

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Domenica 15 Maggio abbiamo intervistato un gruppo pienamente affermato nella scena musicale capitolina momentaneamente ridotto a duo. Il loro nome in giapponese suonerebbe molto bene e abbiamo scoperto che ha anche un significato reale; infatti l’equivalente traduzione italiana è “i capelli di quello più basso”.

Mi sto convincendo sempre di più ad utilizzarlo per un mio nuovo progetto di musica neomelodica-elettronica. Ilaria (la voce dei Roanoke) sembra uscire da una sfera delicata di cristallo con i suoi occhi azzurrissimi e una presenza quasi eterea ma quando inizia a cantare riesce a stregare tutti con la potenza che ha. Insieme a Nicola e alla sua chitarra ci portano nelle foreste nere della Germania dove combattono draghi sputafuoco e cavalieri in calzamaglia. Nascono nel 2014 con un progetto ideato sulla base delle sonorità folk britanniche alle quali si aggiungeranno percussioni, basso, chitarra slide e intrusioni di altri elementi umani e strumentali. Hanno partecipato a diversi festival nazionali ed internazionali, apprezzando soprattutto il fatto di conoscere altri artisti e un pubblico diverso ogni volta. Il primo EP Black Cat esce nel 2015, e questa è stata la nostra chiacchierata.

Partiamo dalla recente separazione con gli altri due membri del gruppo. Perché avete deciso di tornare alle origini e quindi al due fondatore? Cosa cambierà adesso che vi muoverete su quattro piedi?

Premesso che è stato un percorso bellissimo e nel giro di un anno abbiamo prodotto tante cose importanti tra cui l’EP e vissuto esperienze molto forti come i festival e i concerti vari. E’ stato un periodo di grande crescita per tutti noi e sono felice di averlo fatto insieme. Come spesso succede però ad un certo punto si sono create delle differenze di vedute stilistiche che ci hanno portato alla separazione.
Il ritorno al duo in realtà è solo momentaneo perche puntiamo ad integrare nuovi musicisti e quindi torneremo in 4 ma ancora non sappiamo quali saranno i nuovi strumenti che ci accompagneranno. Manterremo sempre lo stesso stile folk ma cambiando alcuni strumenti.

Come vivete la città di Roma a livello lavorativo e sociale? Vi capita di frequentare solo colleghi musicisti e locali in cui suonate o fate una vita completamente diversa cercando di allontanarvi da tutto questo?

La nostra vita sociale coincide completamente con quella musicale quindi quando usciamo andiamo a serate dove sappiamo che ci sarà qualche live. Ci vediamo spesso con altri gruppi e colleghi che attualmente magari sono anche più affermati di noi e per questo oltre all’amicizia si instaura anche un rapporto di fiducia e supporto reciproco.

A proposito di questo: quali sono i gruppi\amici e colleghi che più vi piacciono nella scena romana? E qual è secondo voi il miglior album di quest’anno?

Amiamo molto la scena indipendente in generale, per questo quello che più ci piace è scoprire gruppi o album sconosciuti. A Roma la scena musicale è molto eterogenea e questo ci aiuta ancora di più ad apprezzare cose diverse che spesso non hanno nessun tipo di collegamento tra di loro. Tra i vari gruppi amiamo molto i Departure Ave e il loro disco è stata una bellissima scoperta. Non possiamo non citare i LaPingra che sono anche amici e li seguiamo da un bel po’.

Come i LaPingra anche voi siete apparsi in una scena di una fiction RAI con un vostro brano. Cosa pensate di questa apertura della televisione italiana per eccellenza verso la musica indipendente e verso un mondo molto diverso e più contemporaneo di quello che lei rappresenta?

Fortunatamente piano piano anche entità televisive come la RAI si stanno muovendo verso la musica di questo genere per creare colonne sonore o scene di altro tipo. Ma in realtà sono passi piccolissimi che per quanto sia apprezzabile il fatto che vengano fatti sono ancora troppo indietro e dovrebbero muoversi molto di più per arrivare totalmente dentro questo mondo. C’è ancora tanta strada da fare.
Noi abbiamo deciso di partecipare al bando Rai e siamo stati selezionati per apparire in una delle scene suonando live un nostro brano. Ci siamo divertiti molto ed è stata una bella vetrina che ha valorizzato un progetto italiano a livello nazionale anche se quelli che hanno iniziato a seguirci dopo averci visto nella fiction sono comunque molto pochi rispetto al numero dei telespettatori registrati. La redazione ha scelto principalmente band con progetto in inglese e anche questo preconcetto basato sul fatto che in Italia vengano apprezzati di più i progetti in italiano si sta smussando. Sono contenta per questa cosa perché apprezzerò e stimerò per sempre gli artisti che riescono a scrivere delle canzoni che sembrano poesie nella nostra lingua madre, ma è anche vero che quello che viene scritto in un’altra lingua non è da meno e non per questo deve perdere valore artistico. Io mi baso principalmente sulla melodia e quindi mi viene più facile inserire delle parole in inglese.

La scelta della lingua inglese vi da la possibilità di suonare ovunque. Se poteste abbandonare l’Italia e vivere della vostra musica in un altro paese dove andreste?

Partiamo dal fatto che la scelta dell’inglese non preclude altri tipi di lingue. I nostri pezzi nascono da una melodia suonata da Nicola e io con la voce dico parole a caso sopra (che potrebbe sembrare un inglese finto) per seguire una linea e trovare i giusti suoni vocali. Alla fine cerco delle parole reali che rispecchino il suono di quelle inventate. Potrei tradurre in tutte le lingue quindi. Crediamo principalmente nella parte strumentale e melodica, per noi il testo viene dopo. Se una cosa deve emozionare emoziona in maniera immediata e diretta; con l’italiano invece bisogna fare riferimenti ad emozioni con le parole in modo che arrivino a chi sta ascoltando perchè capisce la lingua appunto e questo crea una sorta di filtro a posteriori.
Se dovessi scegliere un altro paese in cui vivere e portare la mia musica andrei sicuramente in Germania.
(e da dietro Nicola insiste invece con il Giappone perché si rende conto che il nome Roanoke verrebbe pronunciato benissimo da quelle parti. Bravo Nicola!)

Domanda di rito per Spaghetti Unlugged: un piatto di pasta che meglio rappresenta la vostra musica?

(Cala il panico sulle loro facce)

Facciamo una cosa un po’ boschiva: rigatoni funghi e rucola anche se forse non esiste. Meglio con gli asparagi allora. Grazie Roanoke, siete stati puntuali ed impeccabili. Ogni vostra risposta ha preceduto la domanda successiva e quindi noi vi amiamo per questo e tanto altro.

 

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