Spaghetti Unplugged Meets Cheap Sound | Chiara Monaldi

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Ancora chiacchiere e curiosità sulla musica che gira a Roma con Spaghetti Unplugged meets Cheap Sound. Questa volta tocca ad una cantautrice romana: Chiara Monaldi esempio specifico di quello che succede quando il cantautorato è donna e tinge di rosa tutto quello che c’è intorno.

Chi segue queste interviste sa che tendo ad inserire l’artista, in base alle sensazioni che mi dà, in un contesto di vita quotidiana. Chiara mi fa pensare ad una piccola libreria con le travi e il pavimento di legno nascosta nei vicoli di Roma, piena di illustrazioni per bambini e libri di poesia francese con bouquet di peonie e gardenie fresche ogni giorno, dove una signora di mezza età (probabilmente la proprietaria) ogni tanto passa per offrirti un tè al gelsomino mentre leggi rilassata su una poltrona di velluto. In sottofondo c’è la voce di Chiara per l’appunto, che canta di scene di vita quotidiana tra amanti, amici e conoscenti.

Parliamo di una ragazza giovane che ha iniziato a cantare fin da piccola per migliorare la condizione di noduli cordali quindi per una situazione terapeutica. Partendo dal negativo, mai si sarebbe immaginata di vivere di musica. Ha iniziato il progetto con un gruppo molto affermato nella scena romana i Morgan con la i per poi avviare un progetto solista. Ha le idee chiarissime sulla sua situazione artistica attuale e su quella futura. È una donna a 360 gradi nel senso che pensa e si muove su tanti binari senza sbagliare mai, realizzando delle cose bellissime.

Il suo progetto per volontà personale si avvale di un team di sole donne e non lo fa per ghettizzare la musica femminile che a volte ha già difficoltà ad uscire da certi schemi ma perché confida nella bellezza del lavoro di squadra in rosa. Citare più volte questo colore fa pensare ad una ragazza che riempie il diario di stelline luccicanti, unicorni e pigiama party a base di marshmallow , ma in realtà anche se tutte queste cose sono molto allettanti lei è più una Gabriella Ferri che esce la sera indossando i vestiti di Cindy Lauper. Stile punk romantico e sognatore.

Qual è l’immaginario a cui fai riferimento per la composizione dei tuoi testi?

Questo disco innanzitutto si divide in due parti; una prima parte composta da canzoni passate e altre nuove. L’idea di base era quella di raccontare i sette giorni della settimana (per questo ci sono 7 brani appunto) e ogni giorno parla di un’emozione, di contesti di vita quotidiana, di me in giro per Roma, le mie giornate che partono dalla mattina appena sveglia con il magone o la bellezza di stare con una persona e viverci insieme, uscire la sera e sentirsi annoiati dagli stessi ambienti e gli stessi discorsi che dopo tempo diventano monotoni. Di tutti questi brani nel nuovo album sono rimasti Lunedì e Venerdì che rappresentano quindi il risveglio e il chiedersi un po’ della vuotezza di alcune condizioni sociali. Sono andata poi avanti e ho scritto altre canzoni come Roma o La Rabbia che invece sono nate molto più per caso. Per esempio “La Rabbia” è nato un giorno mentre camminavo sul ponte di Garbatella, nonché il mio quartiere, e ricordo che ero molto stanca e infreddolita. Mentre camminavo ho iniziato a canticchiare delle parole tipo grigio o freddo sulle mani anche se in quel momento non sapevo minimamente di cosa stessi parlando. Il tutto quindi nasce da un vissuto e in maniera spontanea.

Nei tuoi testi si parla di una storia d’amore c’è qualcosa di autobiografico e che tipo di sensazioni nascono mettendo in musica queste parole?

Ovviamente è molto autobiografico e parla di amori lasciati andare perché sennò non starei qui a scriverli ma giustamente rimarrei chissà dove per viverli in prima persona. Scrivere di me e di queste sensazioni significa dare forma ad un sentimento interiore e guardarlo da fuori, potendo così renderlo come qualcos’altro da te. La prima volta che ho fatto ascoltare ad un amico Ritornare nonché uno dei brani contenuti nell’album, ho capito che per me il ritorno era più verso l’autenticità e la sincerità della vita. Il tutto è partito per raccontare la mancanza di una persona ma poi mi sono accorta che non era importante raccontare alla gente la mia storia ma fare sì che questa storia venisse tirata fuori, collocata in un posto con forma tale che io la potessi guardare e poi regalare in modo che ognuno potesse amalgamarla alla sua condizione.

Da insegnante di musica e canto quanto per te è importante la preparazione tecnica per avere successo in un progetto e quanto invece vale di più la verve artistica che in maniera intrinseca si ha dalla nascita?

Per me la preparazione tecnica è fondamentale ma non quanto lo è il prendere una tecnica e in quella trovare la chiave personale per potersi esprimere. Imparare dalla musica significa tanto! Ho avuto moltissimi allievi che arrivavano alla prima lezione totalmente sgangherati vocalmente quindi presi così per come erano nessuno gli avrebbe dato retta. Piano piano studiando ma soprattutto ascoltandosi hanno potuto dimostrare e trovare delle cose pazzesche. Questo è per dire appunto che l’importanza non deve essere data in assoluto alla tecnica ma alla pazienza di saper studiare perché da questo arriva una conoscenza di se stessi tale da scoprirsi anche artisti.Più si conosce e meglio ci si può esprimere.

(E io già la adoro).

Qual è la musica che hai ascoltato per la tua formazione come artista e qual è la musica che continuerai ad ascoltare anche tra vent’anni?

Ho ascoltato molte donne dalle cantautrici alle cantanti alle musiciste. Ci sono infatti una serie di progetti femminili che sono stati fondamentali per me per capirci qualcosa e capire soprattutto cosa significa essere una donna che canta e che vuole raccontare delle cose. Ho le mie statue sacre come Nina Simone, Cat Power e altre situazioni più punk o rock. In generale però ogni volta che ascolto una ragazza che canta cose sue mi incuriosisco al punto tale che ascolto il disco anche dieci volte.

Il video del singolo “La Rabbia” ha la rappresentazione grafica di un manga. Perché questa scelta e cosa volevi rappresentare?

Nel video c’è un riferimento specifico e cioè quello del cartone manga Rossana. Parlando appunto di arte al femminile a cui sono molto legata, ho avuto una grande regista che è Ludovica De Santis con la quale abbiamo avuto l’idea di riprendere delle icone e punti di riferimento di cui nessuno parla più, perché il contesto musicale in cui viviamo è principalmente fatto di uomini e quindi i riferimenti sono altri. In questo caso specifico abbiamo voluto riprendere un cartone che ci ha accompagnate nel periodo di passaggio dalle medie al liceo quindi dall’essere più bambine al dirigersi verso la strada dell’essere donna, parlando di un amore genuino come quello tra i due protagonisti. Il pezzo stride rispetto a questo concetto ma ci è sembrato bello puntare sulle litigate tra due bambini (i protagonisti del manga).

Un piatto di pasta che meglio descrive la tua musica?

(Ovviamente anche lei va nel panico con questa domanda).

Io solitamente non mangio pasta vado più di quinoa o riso o cous cous. Però potrei pensare ad un piatto ricco come la pasta alla norma perché ha una serie di ingredienti che nell’insieme la fanno risultare pesante però presi i sapori  singolarmente danno l’idea di casa e di intimità ed è proprio quello che cerco di fare io quando scrivo un pezzo.

 

Chiara è una ragazza splendida e la nostra chiacchierata si è ovviamente fatta più lunga del solito. Abbiamo parlato dei progetti futuri di entrambe e delle affinità in molte cose, programmando anche una cosa da fare insieme che però rimarrà segreta in queste righe.

 

 

 

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