Spaghetti Unplugged Meets Cheap Sound |Mimosa

Domenica 24 Aprile tra gli ospiti della serata di Spaghetti Unplugged c’è stata Mimosa. Quando l’intervista è donna la chiacchiera si fa lunga.

Il mio vizio di associare le persone alle piante o ai fiori questa volta non ha avuto bisogno di sforzi o ispirazioni particolari ma si è palesato autonomamente, anzi anagraficamente. L’artista intervistata ha infatti il nome di una pianta che per gli Indios rappresentava la forza e la femminilità e dagli anni 50 è diventata simbolo della festa della donna. Lei è Mimosa Campironi, cantautrice e attrice. Nel suo album La Terza Guerra parla proprio delle donne in tutte le realtà sociali ed emotive, cantando la loro forza e la loro fragilità. Mimosa ha la mia età (credo) e un forte accento del nord. E’ nata a Pavia e cresciuta a Milano, si è trasferita a Roma a 16 anni da sola, con la sua musica e una nuova vita da creare. Ripercorriamo insieme la sua carriera tra teatro, musica e l’incontro con il suo produttore.

Come nasce Mimosa nel senso musicale?

Mimosa nel mondo della musica esiste da sempre. Ho iniziato con gli studi classici del Conservatorio, studiando soprattutto pianoforte; poi mi sono rotta di questo tipo di approccio, ho decostruito tutto quello che avevo imparato e ho iniziato a vivere ed usare questo strumento in un altro modo cioè come se fosse una percussione o una chitarra elettrica. Mimosa nasce così: nasce da un rapporto con uno strumento enorme che è il pianoforte appunto da cui nascono pezzi più ossessivi e rock.

Mimosa come attrice (io personalmente mi ricordo di te in Romeo e Giulietta sotto la direzione di Gigi Proietti). Com’è il connubio musica-teatro-cinema? Come ti muovi dentro questi mondi? Separandoli o legandoli in qualche modo?

Studiando al Conservatorio ad un certo punto ho avuto paura di continuare a dare gli esami. C’era un clima molto pretenzioso, volevano la perfezione e io mi sentivo costantemente giudicata e suonavo quasi in modo innaturale. Ho iniziato ad avere dei veri e propri attacchi di panico e non riuscivo più a suonare. Mi ha salvata la mia insegnante di pianoforte che mi ha consigliato di iniziare un corso di recitazione per sbloccarmi e gestire questo tipo di emozione. Così non ho suonato per 5 anni circa, sono venuta a vivere a Roma da sola a 16 anni. Non avevo un lavoro ma grazie ad amici di amici ho saputo che cercavano per delle audizioni teatrali e cinematografiche ragazze che sapessero suonare e cantare e tra l’altro pagavano molto bene quindi ho iniziato praticamente così ad entrare nel mondo dello spettacolo come attrice. E’ andata molto bene per anni, ma io sono una musicista quindi quando ho capito che quella paura ormai si era sbloccata ho preso coscienza e ho ripreso a suonare.

L’album d’esordio Terza Guerra esce a Settembre 2015. Come nasce e quanto tempo ci è voluto per mettere su un progetto del genere , capire l’identità che volevi dare alla tua opera prima?

L’album innanzitutto nasce dal web! Ho fatto un foundraising per poter registrare le prime tracce e fondamentalmente è un album che muove i suoi primi passi nelle esperienze live; ho fatto tutti gli open mic possibili ed immaginabili, proponendo i miei pezzi e cercando di capire che tipo di risposta potesse avere il pubblico. A quel punto le persone hanno cominciato a chiedermi se avessi un album per poter riascoltare quelle canzoni e quindi ho iniziato ad incidere grazie al sostegno di chi me lo chiedeva. L’identità musicale è data principalmente dall’ammirazione di una grande pianista- cantante che si chiama Amanda Palmer, in duo con “The Dresden Dools”. Volevo fare qualcosa che fosse ridotto il più possibile all’osso, che fosse l’ossatura della musica nel senso di minimalismo, soprattutto in tempi di crisi come questi. Tutto gira intorno all’essenzialità di due strumenti: pianoforte e batteria. Dopo le prime registrazioni è intervenuto il mio produttore Leo Pari, che ha aggiunto alcuni synth. Il percorso non è stato breve, la lavorazione è durata un anno e mezzo!

Ieri sera al Monk per il lancio del disco del tuo produttore Leo Pari. Com’è nato l’incontro e la collaborazione con Leo?

L’incontro con Leo è stato l’incontro delle favole perché ho sempre sognato che qualcuno mentre suonavo entrasse nel locale e decidesse di produrmi. E’ andata esattamente così: mentre suonavo due pezzi per la presentazione del disco di un amico , Leo era lì casualmente e alla fine del live si è avvicinato chiedendomi se avessi già un produttore. La mia risposta ovviamente è stata negativa e quindi mi ha invitata a presentarmi il giorno dopo a studio da lui. Leo è bravissimo, la serata al Monk è stata molto emozionante grazie al legame di tutti i musicisti sul palco.

 

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Mimosa ed Mtv: sei stata scelta come artista del mese per Mtv New Generation. Che ricordi hai di questa esperienza?

Il video del brano Terza Guerra è stato premiato da Mtv New Generation come miglior video del mese e ha avuto grande successo grazie al regista Edoardo Palma (nonché mio coinquilino). Mi sono sentita emozionatissima a rientrare in un format del genere.

E già perché tu sei chiaramente una ragazza degli anni ’90 (come dici anche nel brano stesso Terza Guerra) e da tale sei un’amante di MTV. Ricordi il tuo rapporto con questo programma che in quegli anni decollava ed era il più importante canale televisivo a parlare di musica?

Da piccola guardavo tantissimo Brand New, un programma di Coppola che andava in onda di notte e io adoravo sia Coppola che rimanere sveglia fino a tardi a guardare i video che passavano. Il corrispondente oggi è appunto MTV New Generation dove siamo finiti con il nostro video quindi per me è stata un’emozione ancora più grande tanto che all’inizio non riuscivo a crederci. Ora va in onda a rotazione in tutta Europa con i più grandi artisti. Vedevo infatti il video degli U2, poi il mio e poi quello di Lana Del Rey e mi veniva solo da urlare “ Ma veramente sta succedendo tutto questo??”.

Cosa pensi della scena musicale romana di oggi e che ruolo hanno le cantautrici donne?

Per me il cantautorato non ha un colore,non è né rosa né azzurro. Voglio pensare che non abbia sesso ma solo gusto. Stimo tantissimo donne come Maria Antonietta e Livia Ferri e credo che abbiano un ruolo importante nel contesto musicale in cui viviamo. Io ho sempre vissuto come cantautrice a Roma ma sono di Milano e parlo di Milano nei miei testi. Mi sento quindi un ibrido e grazie a Leo ho potuto consolidare queste due discendenze culturali e stilistiche. E’ nata una sorte di amplesso amoroso. Ultimamente noto che Roma si sia svegliata molto di più rispetto a Milano che per anni è stata l’eccezionalità del cantautorato soprattutto della scena indipendente.

Cosa pensi di Spaghetti Unplugged e di iniziative simili a questa?

Il mio lancio verso il pubblico viene proprio da questo mondo. Gli open mic in generale sono importanti per un artista non solo per farsi conoscere ma per imparare a fare un live in condizioni rapide senza un soundcheck accurato proprio perché la programmazione è molto rapida. L’artista così ha modo di crescere sul palco e di gestire situazioni rock ‘n roll! Se riesci a suonare abituandoti a tutto ciò puoi suonare ovunque e non avere più nessun tipo di paura. E’ una grande scuola!

Una ricetta di pasta che descrive la tua musica?

Personalmente adoro il ragù, quindi penserei ad un piatto di spaghetti al ragù però pieno anzi strapieno di peperoncino perché la mia musica è molto speziata.

Ciao Cheap Sound, Ciao Spaghetti grandissima serata!

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