Spaghetti Unplugged Meets Cheap Sound | Mòn

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Nuovo incontro e nuova chiacchierata per Cheap Sound domenica sera durante Spaghetti Unplugged al Marmo di San Lorenzo. Questa  volta tocca ai Mòn!

Non mi era ancora capitato di intervistare un gruppo così numeroso o per lo meno i gruppi fin’ora si sono sempre fatti rappresentare da uno dei componenti o al massimo da due. Questa volta invece si sono seduti intorno a me tutti e cinque i giovanissimi Mòn, facendomi così capire quanto per loro sia importante l’appartenenza alla squadra e come quindi il carro va avanti e cammina se tutte le ruote, compresa l’ultima, si muovono insieme e con vivacità. Tutti insieme formano l’ingranaggio che mette in moto la macchina.

Ci siamo incontrati per la prima volta a Settembre scorso condividendo lo stesso palco dell’Ex Dogana in occasione dell’apertura della stagione dell’ANY GIVEN MONDAY e quella sera rimasi molto colpita per la professionalità e il sound con cui si sono sempre distinti sui palchi romani. Incontrarli di nuovo è stato bello, è stato un po’ come quando fai ricreazione il terzo giorno di scuola nel nuovo liceo, ricordi le facce inquadrate nei giorni precedenti e hai voglia di conoscerli e andarci a parlare perché a pelle li trovi interessanti e i più simili a te in tutta la scuola. Finalmente ho potuto conoscere le radici del loro progetto nato nel 2014. Due anni dopo concludono il primo disco Zama (Marzo 2016) prodotto tra Roma e Londra. Loro lo definiscono un vero e proprio figlio, che però prima di venire alla luce e quindi far pensare solo alla gioia e al fomento-soddisfazione del momento ha a che fare con un lunghissimo e dolorosissimo parto ma si sentono comunque ancora più uniti di prima grazie a questo figlio-disco.

Qual è il legante che tiene unite cinque diverse identità caratteriali e musicali dando unicità al progetto?

Il nostro legante primordiale ha un nome preciso: Seeking a Drop. E‘ stato il gruppo di cui facevano parte 4 dei 5 componenti attuali dei Món a cui poi si è aggiunta  Carlotta poiché il cantante è partito per Berlino per continuare il suo progetto. Ognuno di noi veniva da situazioni musicali totalmente diverse l’una dall’altra ma è stata proprio questa diversità a tenerci uniti e a dare vita ad un certo tipo di scelte e sonorità eclettiche che spaziano dal funk al folk o dall’elettronica alla dance. Ci siamo stimati e fidati da subito delle nostre differenze capendo che se ognuno avesse portato del suo sicuramente sarebbe nato qualcosa di bello e nuovo.

Se esistesse un’erboristeria della musica in cui è possibile miscelare diversi generi o artisti (al posto delle erbe) per dare vita ad un progetto, voi cosa prendereste ?

Sicuramente prenderemo di base quello che già fa parte di noi dunque folk ed elettronica con Bon Iver, Beirut, Alt – J, Arctic Monkeys, ma ci starebbero bene anche qualche grammo di musica dance e funk anni 70. Sarebbe giusto poi far felice anche Michele (il chitarrista) e aggiungere un po’ di Jimi Hendrix.

Con chi vi piacerebbe fare un featuring se poteste scegliere qualcuno della scena attuale romana o italiana più in generale?

Per quello che facciamo noi la scena romana è un po’ fuori, forse c’entra poco e non so se questa possa essere una cosa positiva o meno, però sarebbe bello anche farlo con qualcuno che non c’entra proprio niente con noi e con il nostro stile, per esempio Mannarino. Se potessimo volare ancora più in alto sceglieremo i C’mon Tigre o i Verdena e se potessimo puntare ancora più su ci piacerebbe aprire prima o poi un concerto degli Alt-j. Siamo comunque molto aperti e versatili quindi ci piacerebbe suonare con chiunque avesse piacere di farlo. (Aiuto, gli ho dato il via non si fermano più tra poco chiedono anche la riesumazione di Michael Jackson!)

Quali sono le regole a cui vi attenete per la composizione dei vostri brani?

La regola è sempre la stessa da anni ed è stata utilizzata anche per l’album: si parte da una cellula armonica o ritmica e poi su quella base arrangiamo tutti insieme. Quando la linea melodica è finita scriviamo sopra il testo che solitamente parla di quello che la parte musicale suggerisce emotivamente. La regola sacra che mai abbandoneremo poi è quella di suonare fino a quando non sanguinano le orecchie,le mani e cadi a terra sfinito perché solo così riusciamo ad entrare dentro l’essenza del pezzo.

Cosa pensate degli Open Mic, dei festival o dei contest? Sono più vetrina o palestra?

Possono essere entrambe le cose a seconda dell’artista. Sicuramente sono sempre una buona iniziativa! Dovrebbero esistere per sempre e in qualunque contesto. E‘ giusto andare ad ascoltare chi si esibisce, anche per noi che potremmo partecipare direttamente. Allo stesso tempo è importante partecipare appunto perché ogni volta ci da modo di trasmettere qualcosa anche a chi non aveva idea di cosa potesse trovare sul palco. Danno la possibilità e l’occasione di poter suonare anche a quelle persone che per diversi motivi magari non riescono a trovare una serata tutta per loro e si ritagliano un piccolo spazio dal quale possono nascere grandi cose.

Qual è un piatto di pasta che meglio rappresenta la vostra musica?

Noi siamo degli amanti accaniti dei pomodori secchi quasi a livello sacro, quindi possiamo riassumere anche la nostra musica e il nostro stile con un piatto di pasta al pomodoro scoppiato che sarà sempre invincibile e insuperabile.

(Impossibile ovviamente mettere d’accordo cinque palati diversi, ho fatto del mio meglio per trovare un punto comune.)

Ringrazio i Mòn, freschi, giovani e caciaroni, ma soprattutto seguaci del Pastafarianesimo (anche meglio conosciuto come Flying Spaghetti Monterism) e inventori della Religione del Pomodoro Secco che grazie a loro seguirò devotamente.

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