Live report: Steve Aoki @Atlantico Live

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Steve AokiConviene dirlo forte e chiaro in apertura: un ritorno di Steve Aoki in Italia organizzato da Supersonic come peggio non si poteva. Annunciata l’esibizione della dj-star americana all’Atlantico, nei giorni immediatamente precedenti si materializza uno strano balletto: location modificata – gli Studios di via Tiburtina – un po’ sottovoce, sussurrato su Facebook ma senza che il sito dell’Atlantico lo riportasse. A tre giorni dallo show la rettifica: si va all’Atlantico, e vai a capire cosa sia veramente successo.

Ora, il biglietto recitava con certosina precisione apertura ore 22 inizio concerto ore 23: ma siamo a Roma e il ritardo è accolto come un vecchio amico. Le prese per il culo un po’ meno. Scaletta prevista: Steve Aoki + Army of the Universe. Alle 23 e 30 sale una persona sul palco, e non è né l’uno né gli altri. Troneggia alle sue spalle il logo di Supersonic. Non ci viene mai detto chi sia questo tizio dietro la console. Cosa peggiore, si produce in uno dei peggiori djset mai sentiti in un paese civile. Il nostro Mr. X, cercando il pubblico tra una tristissima “Tiesto move” e l’altra, mette su una serie di hit (o pseudotali) scollegate l’una dall’altra, infrangendo almeno quindici dei Dieci Comandanti dell’Opening Act. La cosa peggiore è che suona due ore e mezza: due-ore-e-mezza di nulla cosmico, di un tipo che abbasserebbe il livello persino dell’Any Given Monday (impresa complessa, me ne rendo conto). Verso l’una e mezza peraltro Mr. X finisce le canzoni e rimanda un pezzo del set in loop, così, perché venire con la pennetta USB fa tanto figo però interroghiamoci sui downside.
AokiChi rimane penalizzato è il collettivo Army of the Universe, che fa un buon set di fronte ad un pubblico impaziente ai limiti del riottoso: e, si sa, il pubblico è almeno il 50% di riuscita per un dj. Peccato davvero, è sembrato da parte dell’organizzazione uno schiaffo ad una realtà interessante della dance industrial, costretta ad esibirsi in un clima sull’orlo della surrealtà e nonostante questo ad uscirne con un certo stile, grazie ad una proposta solida e sensata, con qualche brillantezza che si smarrisce in una folla moderatamente ottusa.
Per salvare la serata serviva un set epocale di Steve Aoki: ma Steve Aoki non è epocale. Non lo è per definizione: il Kid Millionaire, dj numero 15 al mondo per DJ Mag, è un ottimo businessman e un professionista consumato dei live, ma non un artista con un’individualità creativa strabordante. Fa, Aoki, quello che da lui ci si aspettava: uno show pieno di luci e prop (con tanto di torta in faccia alle prime file, che se vogliamo è un po’ una metafora della serata) in cui si mette in gioco fisicamente con energia ed entusiasmo. Questo non vuol dire che non sia il più proverbiale degli one trick pony: ma la sicurezza del suo gioco intro-groove-breakdown-cassainquattro è talmente monolitica da diventare uno stilema vincente. Il pubblico lo asseconda, donandogli tutta l’energia rimasta: ecco, magari le tre di notte non sono proprio l’orario migliore per un set così fisico. Ma di sicuro Aoki è venuto e ha fatto il suo ad alti livelli, come ci si aspetta da un nome del suo calibro.
Tralasciando le solite demenzialità dell’Atlantico, tra bottigliette sequestrate e biglietti di sola entrata (sembra logico chiudere qualche migliaio di persone per cinque ore in un capannone iperriscaldato, sentendosi giustificati dalla presenza dello spiazzetto all’ingresso), un dubbio: visto il videowall modello Titantron alle spalle dei dj, pareva brutto far passare mezza comunicazione, che ne so, il faccione di Aoki con scritto un orario? Inutile davvero però chiedere rispetto e competenza. E dispiace davvero per Aoki, che si esalta in ben altri contesti ma che si è prodotto in uno show di livello, risultando l’unico vincitore della serata: tra i perdenti anche e soprattutto i paganti.

F.F.

RETTIFICA DA PARTE DELLA REDAZIONE:

EverGreen ci tiene a precisare che non ha “in alcun modo contribuito all’organizzazione dell’evento”. A nostra scusante, e a mero titolo di chiarimento, la stessa EverGreen ha così pubblicizzato l’evento: Evergreen presenta Steve Aoki. Il contributo di EverGreen, invece, è stato relativo alla promozione e alla diffusione dell’evento, nonché alla gestione dei biglietti.

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