Oasis | Supersonic

La nostra Erika Leserri ha visto per noi il documentario di cui tutti stanno parlando: Supersonic degli Oasis! Ecco cosa ne pensa…

Chiedermi di scrivere cosa pensavo di Supersonic è stato un gesto quasi subdolo, un po’ come chiedermi di mostrarmi nuda per Via Appia. Ma prima o poi deve capitare di svestirci, metaforicamente parlando o no, di fronte a qualcuno o qualcosa. Insomma ognuno di noi ha la propria storia legata agli Oasis sono tuttora la band più conosciuta al mondo, non conoscerli è come ricevere una risposta negativa alla domanda: “ Conosci qualche coro da stadio?”.

La mia storia con gli Oasis inizia nel 1997 quando, alla tenera età di 7 anni, mi viene regalato Whatever Special Limited Edition of the album Definetly Maybe. Il dopo non ve lo racconto perché #soffattimiei e perché è stato tutto un crescere di euforia e passione.

Poi gli Oasis si sciolgono e ancora il 7 Novembre 2016 alle ore 18.00 mi ritrovo da sola, in una sala di un cinema qualunque a guardare i loro anni d’oro e a contemplare i miei ricordi, la mia crescita e chi mi ha insegnato ad ascoltare la musica. Ero emozionatissima lunedì scorso, mi agitavo da sola all’idea di dover piangere di fronte al documentario. Mi tremavano le mani e ho anche iniziato a sudar freddo giuro. Poi, Supersonic

Immagini, racconti, risate, canzoni, concerti, un po’ di tagli qua e là sulla loro crescita, la storia del britpop. I produttori del premio Oascar di Amy, quel meraviglioso e tenero documentario su quella ragazzetta londinese che cantava jazz e poi ha fatto l’America e poi ha conosciuto l’amore della sua vita che l’ha condotta alla droga per la quale lei è poi morta. Insomma loro me l’aveva raccontata buona, ma poi.. qualcosa si è rotto.

Il troppo hype a parere mio ha rovinato un documentario, tecnicamente fatto benissimo, che avrebbe dovuto far emozionare millemilamilioni di persone nel mondo e sicuramente l’avrà fatto, ma io che ho una bella storia sugli Oasis, io cacchio sì che mi sarei dovuta emozionare e invece…niente. Sono stati trattati con sufficienza alcuni aspetti della band in sé per sé, come per esempio quello che me sta più a cuore, il fatto cioè che gli Oasis negli anni 90 volevano urlare ai teenager dell’epoca :“Più riot meno fattoni!” (che poi detta così fa un po’ ridere). Messaggio dei fratelli Gallagher a me molto caro è l’umanità, quella condivisa nei pub, durante i concerti. Infondo sono stati loro i primi umani a mettere a nudo le loro emozioni, le sofferenze di vita quotidiana, i loro disagi tutto attraverso la musica. Questo messaggio non è arrivato. Nessuno nel documentario ha chiarito che i fratelli Gallagher volevano allontanare i ragazzi da quella solitudine in cui si cade inevitabilmente durante i rave ed avvicinarli alle lacrime, alle urla, ai sogni tutto durante i concerti, nei pub, per strada. E va bene, un ripassino della storia ci sta sempre, però che cavolo, al buio, da sola, con gli Oasis, avevo davvero tanta voglia di emozionarmi, piangere, singhiozzare e una volta uscita dal cinema, dire al mondo intero quanto cavolo era stato bello quello spettacolo a cui avevo assistito…sarà per il documentario, magari sulla loro reunion.

Di Erika Lesseri

(Oasis: Supersonic di Mat Whitecross, 2016)

 

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