Swans @Orion 06/11/2016

Le raccomandazioni degli amici, di chi una cosa del genere l’aveva già vissuta, le avevo ignorate. O meglio, non le avevo dato il giusto peso. Poi all’ingresso dell’Orion, assieme ai biglietti per il concerto degli Swans, mi hanno dato i tappi per le orecchie. Questo è il preambolo di una serata che più Noisy di così si perde l’udito. E non scherzo…

Michael Gira entra sul palco con l’espressione e le movenze di chi sa che la sua fama lo precede, di chi sa che per l’ennesima volta gli basterà essere sé stesso per soddisfare i suoi fan. Il palco è il suo habitat, ci sguazza, ma non vuol dire certo che sia tranquillo, anzi: la faccia da burbero non lo aiuta a celare la sua irrequietezza, che sciorina tramite il tono sofferto ma aggressivo della voce, e attraverso una gestualità anche ripetitiva, ma mai banale. Le sue braccia si muovono come ali di farfalla e guidano gli altri componenti della band, che osservano continuamente il loro personalissimo direttore d’orchestra, alzando e abbassando ritmi e toni a seconda di ogni suo movimento. Christopher Pravdica e Phil Puleo compongono il tappeto musicale basso-batteria, ma è sulle schitarrate sgraziate di Gira, Norman Westberg e di Cristoph Hahn alla Lap Steel che prende vita la musica degli Swans. Nel mentre Paul Walfisch saltella sulle tastiere senza trovare pace, mosso come un burattino da fili invisibili legati alle mani di Micheal.

Tutti i pezzi che si abbattono su di noi sono scrosciate di rumore che travolgono ma non stancano, lunghi e allo stesso tempo intensi. Credo che il fatto che “The Knot”, con cui si apre il concerto, superi agevolmente i 40 minuti, non interessi a nessuno. In primo piano c’è sempre lo sguardo torvo e mai domo di un ultrasessantenne che non ha la minima intenzione di mollare. Lo spettacolo si sviluppa sulle tracce dell’ultimo album, “The Glowing Man”, e si conclude con la title track. Ma è sull’inedita “The Man Who Refused to Be Unhappy” che Micheal si lascia ulteriormente andare: se un paio d’ora prima sullo stesso palco la piccola Anna Von Hausswolff si muoveva, scalza e in punta di piedi, leggiadra come una ballerina (in contrasto con la sua maestosa voce), adesso i passi lunghi e potenti di Gira, pieni di energia, sembrano quelli di un dinosauro; vecchio sì, ma ancora capace di terrorizzare e al tempo stesso ipnotizzare, come un imponente tirannosauro.

L’esperienza mistica a cui abbiamo partecipato si conclude con l’inchino del nostro sciamano, accompagnato da un sorriso che stona con la sua immagine, ma che lo rende più umano e vicino a noi comuni mortali. I danni fisici (timpano sinistro ko per 2 giorni) sono comunque un prezzo minimo da pagare per vivere qualcosa di così unico nel suo genere. E mi raccomando, se anche voi avrete l’occasione di assistere a un loro live, ricordatevi i tappi.

Foto di Alessio Belli

 

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