T.A.R.M. live@ San Lorenzo Estate

Regà.

Seri.

Questo non è un articolo di critica, anche se lo dovrebbe essere per quanto mi riguarda. E’ un articolo che scrivo per capire per quale assurda ragione un gruppo come i Tre Allegri Ragazzi Morti (aka T.A.R.M.) riesca a suscitare tanto entusiasmo da avere TRENTAMILA e passa fan su facebook e da creare una fila lunga eterna per un concerto al San Lorenzo Estate, in quel di Piazzale del Verano, Roma.

Sentii parlar di loro già tempo fa e, andandomeli ad ascoltare, devo dire che non mi sono mai piaciuti un granché. Ieri sera hanno confermato in pieno quanto ho sempre pensato, assolutamente. Devo dire che la serata era partita bene: buona compagnia, la prospettiva di un gruppo live, un biglietto d’entrata al solo concerto di 5 euro comprendente la consumazione che fuori dall’ “area-palco” aveva lo stesso prezzo. Non farò nessun preambolo sui T.A.R.M., non dirò che sono di Pordenone e che si sono formati nel 1994, non dirò che in totale ( tra EP, singoli, demo, progettii in studio e live, compilation e chi ne ha più ne metta) hanno pubblicato 19 lavori. Chi leggerà questo testo saprà già di chi parlo. Fatto sta che per le 22.00 circa, salgono sul palco quattro signori (nel senso letterale del termine): tre di loro volti coperti dalle caratteristiche maschere/teschio, il restante con una sorta di topo biancastro gigante a mò di cappello. Credo che il concerto si sia diviso fondamentalmente in tre sezioni. La prima: reggae. La seconda: alternative-indie-pop punk-pop rock. La terza: bis. La prima: ero esasperato. Credo sia stato uno dei concerti a cui mi sono divertito di meno, che mi ha coinvolto ed entusiasmato di meno, e che mi ha suscitato qualsiasi cosa… meno. Dinamiche nulle. Prime canzoni una più sfortunatamente identica e noiosa dell’altra. Sessione ritmica abbastanza moscia, se non forse per la batteria che teneva dei ritmi talvolta particolari. Chitarre che non dicevano assolutamente niente. Unica nota positiva, la voce, rock e rauca. Seconda parte: la farei partire dal momento in cui il gruppo ha suonato Il Mondo Prima. L’atmosfera si rallegra un pochino e si fa leggermente più movimentata. Fortunatamente non c’è più reggae e la gente smette di molleggiarsi simil-sfattoneggiando e comincia a saltellare di quà e di là palesemente più divertita.  Sul palco, però, non vedo cambiamenti. Tutti statici e pallosamente poco presenti. Sembrava quasi avessero inchiodato i loro piedi alle tavole dello stage. La seconda parte termina con una sorta di discorsetto del “frontman” che i fan accaniti conoscevano a memoria ed al quale rispondevano in coro con un sonoro “VAFF#%*/LO”. Già da questo momento, a dir la verità, qualche idea sul perchè della loro “fama” è iniziata a balenare nella mia stanca mente…ma ne riparleremo dopo.

Piccolo aneddoto nonché scenetta più divertente della serata: un tipo davanti a me che nel mezzo dei “vaffa” del pubblico, manda violentemente a quel paese la tipa che lo ha convinto a seguirla al concerto. (Mi sono sentito molto in colpa perchè ho fatto lo stesso con le persone che mi hanno accompagnato)

Dopo questo simpatico siparietto, è iniziata la “terza parte”. Dunque: qualsiasi persona che conosce un minimo l’andamento di un live show, sa che il bis di un gruppo dura al massimo 3 pezzi ( come, tra l’altro, aveva sottolineato Davide Toffolo, storico e poliedrico frontamn). Già.
Il bis dei T.A.R.M. è durato magicamente ed esattamente il doppio -se non di più- (l’ultimo pezzo, però, era un sacco figo!). Perchè?!

Credevamo, i miei amici ed io, di essere gli unici a non aver apprezzato minimamente il concerto ma, fortunatamente e con un gran sospiro di sollievo, diverse persone hanno confermato le nostre convinzioni. Ah, quasi dimenticavo!
Al termine del “bis” sono riuscito finalmente a capire il motivo che mi ha spinto alla stesura di queste poche righe: i Tre Allegri Ragazzi Morti sono una band “sociale anti-sistema” (non che io sia a favore, per carità!) che scrive testi indirizzati ad una precisa categoria di persone che ritrova le proprie idee nelle loro parole pseudo-anti-conformiste. Ma, invece, piuttosto banali. La gente ama tutto ciò che è “contro”, dunque ama i T.A.R.M. (olè!).

Cito, per concludere, un nuovissimo enunciato matematico-musicale elaborato a fine serata da un’amica:

“Banalità+Biciclette+Maschere=Tre Allegri Ragazzi Morti”

Yeah, M.C.

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  • I TARM si posizionano in quello che è il filone cantautorale italiano degli anni ’90: non vanno valutati come se fossero gli Aerosmith.
    La politica nei testi ed i motivi orecchiabili sono il punto cruciale su cui Davide Toffoli (tra l’altro gran fumettista) e compagni si incentrano, punti di forza (?) che forse dopo tanti anni e tanto rumore possono sembrare/sembrarti banali. Ed il motivo per cui ora fanno reggae sta proprio nel volersi rinnovare, almeno dal punto di vista stilistico (e a modo loro), negli anni 2000.

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