Telanera, Dove il segnale non arriva

Partiamo dal presupposto che ho avuto la fortuna di sentire questo gruppo sia dal vivo, sia su CD, il che mi da un modesto vantaggio nell’andare a considerare nel complesso i Telanera e il loro EP Dove il segnale non arriva.

Consideriamo che sono di Roma e consideriamo che sono quattro, minima formazione Rock di voce, chitarra, basso e batteria. Consideriamo, in ultimo, il genere che il gruppo pare proponga: niente più e niente meno che il Rock italiano dell’ultima decade del secolo scorso, una sorta di minimo comune multiplo tra Negrita, parte dei Litfiba e di gruppi cometa quali Timoria, Zeropositivo, etc.
Frullate tutto, lasciate riposare e avrete un buon prodotto di quattro tracce, dai suoni chiari, strutture limpide e testi interessanti.
Ed è proprio da quest’ultimi che partirei. Perchè?
Perchè, a mio parere, sono il punto forte dei Telanera.
Non so voi, ma, personalmente, ritengo che per scrivere in italiano (specialmente nel Rock) o si è grandi poeti ermetici o talmente bravi da parlare di cose altre, che non siano le classiche della canzone italiana ‘sole, cuore, amore’. I Telanera hanno scelto l’opzione numero due.
I testi, scritti da Gianluca d’Alessio (voce) e Andrea Laici (chitarra), non disdegnano la corrente prettamente amorosa, come, per esempio, in Dove il segnale non arriva, prima traccia dell’EP che tratta alcuni topoi in maniera, fortunatamente, diversa dal solito; ma, spesso e volentieri, escono dai classici binari ed entrano in una dimensione più intima: non più l’Io che descrive il rapporto con un Tu tanto desiderato, ma un Io che si interroga su questo rapporto. Ed ecco che il testo diventa dinamico, ecco che nei pezzi viene dato spazio alla nostra immaginazione, ecco che l’ascoltatore non è solo passivo.
Passività (e note apatiche), però, l’ho trovata negli arrangiamenti, dove, come nella migliore tradizione del Rock anni ’90 nostrano, ci sono pochi elementi ricercati. La batteria (Alessandro de Vecchis) va dritta sul quattro quarti più classico del Mondo (esclusa Parte di me, dove, ad accompagnare un riff, evita il classico tum-cha) e possiede poco la cattiveria che il genere imporrebbe, il basso (Patrizio Miccinilli) è poco interessante. Ci sarebbero cose da dire anche sulla chitarra, ma bisogna sottolineare una cosa che potrebbe essere passata in secondo piano: è da sola. Potrà sembrare cosa da poco, ma non lo è!
Per quanto mi riguarda, se decidi di fare Rock con una sola chitarra, o sei i Red Hot Chili Peppers, con basso e chitarra di ruoli sostanzialmente invertiti e basso distorto a manetta, o hai dei riff talmente potenti che le chitarre sembrano tre. I Telanera non sono né il primo né il secondo caso.
La solitudine di Andrea Laici spesso disturba nelle sovraincisioni e nella, a mio parere, esagerata ‘delicatezza’ in alcune parti, come, per esempio, nel solo di Correrò.
Si salvano, però, da questo punto di vista, durante le loro esibizioni, dove la chitarra è sapientemente distorta e amalgama bene il tutto.
In ultimo, qualche appunto sulla voce: è chiara, pulita, ben impostata, non si lascia mai andare a urli o esagerati salti. Non la voce che preferisco, ma considerato il complesso non poteva essere altrimenti.

In conclusione, i Telanera non sono affatto male, poco cattivi, certo, ma affatto da disdegnare!
Dove il segnale non arriva è un’ottima prima prova in studio e noi non possiamo fare altro che aspettare nuovo materiale (oltre che goderceli sul palco).

R’n’R

 G.F.


Autore:  Telanera
Titolo: Dove il segnale non arriva

Anno: 2011

Tracklist:

1. Dove il segnale non arriva
2. Vorrei essere le tue mani
3. Correrò
4. Parte di me

 


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