The Bloody Beetroots e Ultra records: un matrimonio difficile da digerire

sirbobrifoIl primo e  e fin’ora ultimo vero album di The Bloody Beetroots è uscito nel 2009. Scrivo “di The Bloody….” per non creare confusione. The Bloody Beetroots è il progetto musicale di una sola persona : Sir Bob Cornelius Rifo aka una delle cose migliori che siano capitate sulla scena elettronica mondiale negli ultimi anni. Originalità, arroganza (musicale), talento e cultura lo hanno reso uno dei re della EDM made in Italy.

La confusione tra singolare e plurale nasce dal fatto che quando si tratta di andare a sentire, fisicamente, nei concerti The Bloody Beetroots, si vedono  due persone sul palco(The Bloody Beetroots Dj Set, dove Rifo è coadiuvato da Tommy Tea) o molte di più (Death crew 77, dove si suona in maniera più canonica con batteria, chitarre, synth e aggeggi vari).

Dal 2009 a oggi The Bloody Beetroots ha continuato a fare uscire nuove cose vecchie ( un album di remix) e nuove cose nuove, la cui ultima si annota pochi giorni fa: il singolo Spank.

Un singolo scritto/prodotto in collaborazione con Bart B More aka un simpatico ragazzone biondo per il quale gli elogi si sprecano e TAI aka uno che fa le canzoni tutte uguali con i synth a trombetta.

L’altra particolarità di questo singolo è che è uscito per la  Ultra Records. Ultra…. Ultra…. non sarà mica la stessa che fa l’ Ultra Music Festival a Miami? Sì, stesso giro.

Questa casa discografica ha la particolarità di prendersi tutti i nomi di successo della scena quando hanno già raggiunto il successo (facile no?) e poi farli peggiorare in qualità quasi tutti, chi più chi meno.

Quando ho visto che anche The Bloody Beetroots era passato sotto la grande ala dell’Ultra mi è preso il panico. Mi pare che la cosa sia iniziata con l’uscita di “Church of Noise” (2011).

Intendiamoci, fanno il loro lavoro: un sacco di soldi. E lo fanno bene. Però, volenti o nolenti, gli artisti che passano all’Ultra perdono tutti qualcosa: originalità, capacità creativa o semplcemente “fame” di fare roba nuova.

Poi, per carità, sono comunque fra i  migliori artisti internazionali: Congorock, Wolfgang Gartner, Benny benassi. E anche quest’ultimo singolo Spank, non se ne può dir male, è comunque un buon pezzo.

Però se guardiamo alle ultime uscite di  sir Bob Rifo un po’ di preoccupazione pare fondata.  “Church of noise” magari sono io che non l’ho capita, “Rocksteady” (2012) non era male, “Chronicles of a Fallen Love” invece (2012) era da mettersi le mani nei capelli: un pezzo progressive house che sembrava scritto da un altro, in particolare un altro svedese/olandese/americano, non Bob Rifo.

Siamo tutti consci che poi l’artista fa quello che più si sente e sopratutto ciò che vuole, anzi magari sta divenendo più affine al suo vero stile ora di quanto non lo fosse prima. Però pare evidente che “Romborama” e “Rombo Ep” erano un altra cosa e preme sottolinearlo. Erano un tornado di aria fresca, roba che ti faceva venire le lacrime agli occhi, che ti picchiava quando la sentivi  e che ti piaceva pure.

Negli ultimi tempi pare che l’unica nota caratteristica dei pezzi di The Bloody Beetroots siano queste melodie arpeggiate o questi accordi di  pianoforte negli stacchi che riempiono l’attesa per un ritornello, anche rozzetto, che ricominci a far saltare una folla con poche pretese.

Qui un paio di video per lasciare il giudizio al lettore, perchè possa farsi un’ idea del com’era Prima e del com’è Ora.

 

Nota: il primo pezzo va ascoltato per intero,  e il titolo ci ricorda che, comunque vada, bisogna amarlo.

V.B.

 

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