The Fucking Shalalalas: “un’antitesi stile La Bella e la Bestia”

The Fucking ShalalalasUna sorta di supercalifragilistichespiralidoso: lo “shalalala” è una locuzione magica, messa lì quando le parole finiscono e rimane solo l’essenza della musica. Il suono, l’armonia, l’impulso primordiale di aprire la bocca ed emettere dei suoni. Poi, ci si può ricamare sopra e dire che nello “shalalala” c’è spensieratezza così come nello “ye-ye” c’è la sbruffoneria ribelle degli “urlatori”. Fatto sta che lo “shalalala” ci porta alle origini, alla semplicità. A una chitarra acustica, ad esempio. Più un violino. Più un ukulele. Più un tamburello. Ma mai più di due cose alla volta. Ma questo è il secolo ventuno e quella purezza da Eden è già lungamente compromessa: lo “shalalala” diventa “fucking” e la semplicità è un punto di arrivo, non di partenza. Tuttavia, nulla suona di maniera nell’EP dei Fucking Shalalalas (Alex “Boss” – tributo alla sua insana passione per Springsteen – Hare e Sarah Reed, omaggio, suppongo, a Lou e non a Walter, medico statunitense che riuscì a debellare la febbre gialla), uscito la scorsa primavera. Sei disegni a matita che, già dai titoli (Blade of grass, May, Lying on a hill, Tiramisù) evocano immediatamente una spiga tra le labbra, scenari immersi nel sole primaverile, gambe incrociate su una coperta, meglio se a quadretti, tratteggiando, così, un immaginario delicato ma definito. Vedendoli dal vivo, l’impressione è quella di due ragazzi che hanno deciso di lasciare nel backstage strutture e affettazioni: una fotosintesi clorofilliana che riempie i polmoni di ossigeno, e non solo perché le loro canzoni evocano prati e fili d’erba. Si presentano come “Kurt Cobain che incontra Regina Spektor” ed è curioso immaginare un’ipotetica conversazione, così come curiosa e simpaticamente stridente risulta l’accoppiata dei due baldi giovani. Ma, in fondo, è la complessità a rendere l’agrodolce un gusto pieno e se Alessandro avesse avuto la faccia e l’attitudine del bravo ragazzo sognante e stralunato o se Sara fosse stata un Mark Arm in gonnella, l’accostamento sarebbe stato scontato. Un dualismo che lo stesso Alessandro definisce “un’antitesi stile La bella e la bestia”, che trova la sue espressione in due modi di essere così diversi (“Sara, a differenza di me, conosce la musica benissimo: è diplomata in violino al conservatorio. Io, invece, strimpello come un ubriacone”) e che ha come fine ultimo un semplice quanto ripetuto ma paradossalmente (a volte) trascurato obiettivo: “Facciamo una musica che prima di tutto ce la fa prendere a bene a noi e pare che abbia lo stesso effetto The Fucking Shalalalas' EPsugli altri”. E questo è “la bella” a garantirlo.

Valentina Mariani

Autore: The Fucking Shalalalas
Titolo: The Fucking Shalalalas’ EP
Etichetta: Autoprodotto

TRACKLIST
1 – Blade of grass
2 – May
3 – Lying on a hill
4 – Tiramisù
5 – Let’s shalalala
6 – Jenny

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *