The green dot EP, arriva VIVA LION!

VIVA LION! coverL’EP che vi sto per raccontare oggi nasce da quella lunga esperienza cosmopolita, multiculturale e pluriculturale che auguro a ogni ragazzo sulla faccia della terra.
E’ il frutto musicale di tre anni vissuti tra Italia, Canada e California, delle più svariate influenze che si fondono in cinque tracce che, a un primo impatto, risultano per scelta e ordine totalmente casuali.

L’EP che vi sto per raccontare è il primo lavoro in studio di VIVA LION!, solo project di Daniele Cardinale, si chiama The green dot EP e verrà pubblicato ufficialmente il 25 gennaio 2013 – in streaming audio da ieri su XL.

Sono cinque tracce flash, scritte in pochissimo tempo, un regalo per qualcuno che vive a chilometri di distanza e che si può vedere soltanto con un una webcam su Skype, con il punto verde a indicare il segnale ‘cam on’.

Preceduto da un mini tour californiano, tra Los Angeles e Santa Monica, che porta il progetto VIVA LION! fino alla storica House of Blues, The green dot EP viene registrato e prodotto dai Velvet nel Cosecomuni Studio di Roma e vede la partecipazione di diversi artisti, dagli stessi Velvet – protagonisti assieme a Cardinale nella sognante cover della storica Footloose – alla giovanissima Megan Pfefferkorn Goodmorning/Goodnight –, fino a Roads CollideSome investments are recession proof – e Gypsy RufinaEven if.

Cinque tracce, diverse voci, diversi stili e approcci alla canzone, sommati a una pre produzione a tratti totalmente multimediale, divisa tra States e Italia, rendono il The green dot EP un prodotto musicalmente particolare, quasi da carpire brano per brano, difficilmente comprensibile nella sua organicità.
Per quanto riguarda i contenuti, invece, non potrebbe essere definito se non come concept.

Ma partiamo da principio.
La prima traccia, Even if, con ospite speciale Gypsy Rufina è una melodica chitarra e una voce semplice, che assieme suggellano il patto tra i due amanti di esserci, anche se attraverso uno schermo e migliaia di chilometri.
Nei quasi quattro minuti del primo brano sono già palesate due grandissime influenze di VIVA LION!: il Folk e il Pop/Rock californiano. Come le splendide ballad di chitarra e voce della Città degli Angeli, Even if fa sognare, fa andare il cervello, la testa, il pensiero, altrove – e da qui potrete comprendere alcune mie palesi difficoltà nel concentrarmi sul pezzo – a braccetto con quella chiara limpidezza propria del Folk oltreoceanico.

Subito dopo, una folk ballad brevissima, una pillola, una piccola gemma d’aspetto sereno e cristallino, ma che nasconde un cuore inquieto: Goodmorning/Goodnight, con la caldissima e decisamente country Megan Pfefferkorn, racconta il desiderio dell’altro e le immagini che ambedue gli amanti si figurano: i movimenti e i gesti abitudinari del risveglio o del coricarsi, dove mentre l’uno si sveglia, l’altro si prepara per andare a dormire – Roma-Los Angeles e le nove ore di fuso orario.
Senza alcun uso di percussioni e la ritmica fatta delle sole mani e piedi, il brano è chiaramente inserito in una matrice Folk e, nell’eventualità non bastasse la voce di Daniele Cardinale a chiarirlo, forse le splendide modulazioni della giovane Pfefferkorn potranno convincervi di più.
Esatta anche la durata, sia musicalmente – farla durare di più, aggiungere una strofa o uno special in un pezzo, fondamentalmente, tutto uguale, avrebbe comportato un rischio di ripetitività non indifferente – sia per la semantica della durata, se mai è esistita – dove due minuti, a mio parere, è l’esatto tempo che si ha per pensare a una persona prima di tuffarsi nel tran tran cittadino o crollare col viso nel cuscino.

VIVA LION!_01La terza traccia, l’unica che vede VIVA LION! eseguire in solitaria – dato significativo da sottolineare –, è The thrill. Il fatto che non ci siano altre voci o artisti al di fuori di Daniele Cardinale e che sia inserito nel cuore dell’album, rende ogni messaggio di questo brano amplificato e vera chiave di volta per la comprensione di tutto il lavoro.
E’ la presa di coscienza, il capire di non potercela fare, con le immagini della pozzanghera e dei battiti della vita assordanti che traducono un’insicurezza di fondo quasi straziante.
Anche qui mancano le percussioni reali, sostituite da mani, piedi, buste e oggettistica varia presente nello studio, in un incedere angosciante che, sommato a quello della chitarra, dà la reale impressione di affogare. Angosciante, anche, l’atmosfera melodico-armonica, si percepisce una sorta di cappa pesante sopra il cuore.

Il penultimo brano suggella la fine del baratro angosciante della precedente The thrill verso una rinascita.
Some investments are recession proof, in uno splendido duetto con la caldissima voce di Roads Collide – a.k.a Paolo Thomas Strudthoff –, è, senza ombra di dubbio, il momento che preferisco di questo lavoro.
Aldilà dello splendido incastro delle due voci maschili, il brano rientra a pieno nella mia categoria di ‘ballad californiana’, o anche: voce calda, cantato sentito, cori – mai esagerati –, melodia semplice, ripetitiva ma dannatamente sognante, armonie tendenti all’apertura – con sospesi un po’ dappertutto e quarte da crampo allo stomaco.
Di base, non può non piacere.
Credo vada a sintetizzare in modo perfetto lo stato d’animo che il testo vuole suggerire, già dal primo verso, “when he moves away the city gets grey, the stars want to shine, the clouds there to hide”. E’, esattamente, il genere di pezzo che mi metterei in cuffia in un momento del genere, quando ti aspetti da un momento a l’altro quel calcio di ritorno nostalgico obbligato, abbandonando un luogo, una persona.

Per la quinta e ultima traccia, Footloose, il consiglio è semplicemente di lasciar perdere tutto, stendersi e viaggiare.
Dimenticatevi il Rock’n’Roll, lasciate da una parte gli anni ’80, Kenny Loggins e le scarpette di Kevin Bacon, assieme a quel magazzino pieno di luci e strass, e tuffatevi, invece, nelle splendide atmosfere di questa particolarissima cover.
Con la partecipazione dei Velvet nelle chitarre e nell’elettronica, oltre che nella voce di Pierluigi Ferrantini per la seconda strofa e di tutta la band nei cori finali, sarebbe logico inserire quest’ultimo brano fuori dal concept propostoci, immaginando, così, il The green dot EP un quattro tracce più una. Ma, vi dirò, dopo un accorto suggerimento lanciatomi a mò di pulce nell’orecchio, se si pensa al ritornello/mantra “lose your blues, everybody cut footloose”, questa quinta traccia si trasforma, in modo totalmente naturale, in una formula scaccia malinconia ed ecco, quindi, come rientra a pieno nel discorso concept, a concludere, positivamente, il percorso che VIVA LION! ci ha voluto disegnare.

In conclusione, prova affatto malvagia per questo progetto solista, cinque tracce molto particolari, soprattutto se ascoltate nel complesso.
Rimango della mia idea che rendono tutte molto di più nella loro unicità che nel discorso EP, ma, dopo accurata riflessione, posso sinceramente dirvi che, anche complessivamente, potrà sembrare strano, ma il The green dot EP funziona eccome!

Non resta che attendere il 25 gennaio, quindi.
Nel frattempo, per lo streaming audio regalatoci da XL, cliccate QUI, per incuriosirvi ancora di più, invece, c’è il teaser!

 

R’n’R

GF

 

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