The Hotelier @Biko (Milano) 05/02/2017

Milano in tutta Italia è conosciuta come la città della nebbia, della pioggia. Eppure per due mesi durante questo pungente inverno, di gocce se ne son viste davvero poche. Sono dovuti arrivare i The Hotelier, dal Massachussetts, per far prendere un po’ di aria e vento a una Milano secca come non mai.

 

La prima domenica di febbraio ci si reca al Biko, un piccolo circolo ARCI in un quartiere nella zona sud-ovest della città, dove di concerti del genere di recente se ne trovano davvero pochi. Il pubblico fa a malapena in tempo a entrare che sul palco ci sono i Crying, l’unico opening act per questa serata. Il gruppo americano è un po’ una sorpresa per chi non li conosce; le loro canzoni partono per lo più da basi che ricordano quelle canzoncine in 8bit del Gameboy, di quelli più vecchi, addobbate con dei riff di chitarra non indifferenti, ed una voce femminile quasi impeccabile per tutta la serata. Il gruppo pecca però in altri ambiti: la cantante, timida, si nasconde in un angoletto con le mani dentro le tasche e nonostante ogni tanto accenni un po’ di vitalità, il loro set perde un po’ per questo motivo.

Gli Hotelier sono tutta un’altra cosa. Un po’ a sorpresa, l’intro è il pezzo forte del loro album Home, Like No Place Is There, quello che li ha consacrati come una delle rivelazioni più promettenti del panorama emo/indie del nuovo continente. “An Introduction To The Album” scalda la voce di tutti – Christian, il cantante, compreso – e viene seguita in ordine naturale da “The Scope of All This Rebuilding”. Il gruppo di Worcester non ne sbaglia una, e in particolare fa innamorare la performance del chitarrista ritmico e backing vocalist, probabilmente non membro fisso della band, ma che armonizza dolcemente ogni singolo ritornello dei loro migliori pezzi.

La scaletta è un po’ casuale (prima dell’encore sentiamo il batterista, Sam, dire al cantante: “we need a setlist!“), ma non si fa mancare anche un pezzo tratto dall’ultimo album prima del cambio nome da The Hotel Year, e diversi pezzi dall’ultimo “Goodness”, uscito nemmeno un anno fa. Mancano sicuramente alcuni pezzi forti, “Goodness, Pt. 2”, o “Piano Player”, ma la band – apparentemente più simpatica e interattiva del solito, tra ragni che scendono dal soffitto verso la batteria e imminente Super Bowl, poi vinto dal loro New England – si lascia andare anche ad un encore, dove “Settle The Scar” soddisfa più di una persona. E la settimana finisce lì per tutti, con un sorriso che magari prima mancava data la pioggia di quella domenica, e si spera di rivederli presto gli Hotelier, da queste parti.

Foto di Maria Teolato

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