The KVB live@Quirinetta 15 ⁄ 03 ⁄ 2016

Dopo Bob Moses e Public Service Broadcasting ecco il racconto del live dei KVB al Quirinetta: unaltra serata davvero indimenticabile  

La degna chiusura della nostra tre giorni elettronica al Quirinetta è sancita dal live dei KVB. Iniziamo con le presentazioni: KVB è l’acronimo di Klaus Von Barrel, ovvero il primo nome del progetto fondato da Nicholas Wood, inglese di nascita (ma come lo pseudonimo suggerisce) berlinese di adozione. Dopo varie pubblicazioni molto interessanti su cassetta e l’arrivo della dolce metà  – musicale e non solo – Kat Day, i KVB si sono fatti strada nell’affollato panorama a colpi di grandi album. La sintesi tra le varie anime sonore è perfetta e vi consiglio di andare su Spotify e ascoltarli in sequenza cronologica in modo da ammirare come la loro produzione si sia ampliata ed evoluta. Dai tre brani dalle venature post-punk dell’esordio Into The Night, ai synth oscuri di Always Then arrivando alle tenebre industrial di Mirror Being, i KVB offrono un percorso importante e appassionante, oscuro e intrigante. Il nuovo album Of Desire è in giro da pochi giorni e il primo singolo “In Deep” è una anticipazione niente male. Per quale motivo andare ad un loro live? Per una questione di stile, d’estetica. I KVB non sono solo la loro musica: sono anche ciò che la avvolge e la produce. Prendete la copertina di Always Then, quel palazzo così fiero e triste, quella fotografia così plumbea e metropolitana. Ecco; la loro musica è un riflesso di quell’immagine e viceversa. Hanno una veste affascinante, dei suoni ammalianti e se iniziano a piacerti rischi di non staccarti più dagli assoli di sintetizzatore. Breve presentazione terminata: scendiamo gli ultimi gradini del Quirinetta e prepariamoci ad entrare in un denso paesaggio sonoro .

L’atmosfera  preparata da LSWHR sfuma negli echi il tempo esatto per far apparire sul palco i KVB. Silenziosamente Wood afferra la chitarra elettrica e Kay si posiziona davanti alle macchine. Bene: ora chiudete gli occhi. Iniziate ad assorbire i primi battiti lenti e costanti. Ecco poi arrivare il sinuoso abbraccio dei sintetizzatori e successivamente l’innesto della chitarra e della voce. Quando Wood si contorce preso dalla musica ricorda Luis Vasquez dei Soft Moon, mentre Kay è immobile e completamente assorta nelle sue trame elettroniche. Qualche “Grazie” rivolto agli applausi del numeroso pubblico ma per il resto nessuna interazione con i presenti, “solo”la loro musica, eseguita in maniera impeccabile. Una performance incisa e impeccabile dove la bellezza delle loro fatiche discografiche acquista ulteriore valore anche nell’esecuzione dal vivo. L’atmosfera è oscura, avvolgente, da osservare non tanto sotto palco, ma defilati, verso la fine, sfruttando il rialzo del Quirinetta e ammirando le geometrie industriali proiettate alla loro spalle. Dopo una gradita panoramica sull’ultimo disco i KVB propongono i loro pezzi più noti e amati, “Hands” su tutti , concedendosi tra i bis una delle cover più belle e originali di “Sympathy for the Devil” che abbia mai sentito. Un concerto breve e intenso, una band da tenere d’occhio. Come dite? Si, si era capito dopo poche battute: amo particolarmente questo gruppo e spero – qualora non eravate tra i presenti – di avervi fatto venire un leggero rimorso per la mancata presenza.

foto: Elisa Scapicchio

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