The Pier | The Pier

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Il 2016 ci regala con un colpo di coda l’omonimo album d’esordio dei The Pier, giovanissimo trio di Molfetta già noto ai palchi romani, alfieri di una espressione elaborata ma fluida di alt-rock con venature math per sette tracce veloci ed incisive.

I The Pier sanno suonare. Se questa espressione vi risulta banale, rileggetela con convinzione, una punta di enfasi e anche con la giusta spocchia.  Oltre alla padronanza tecnica dello strumento, la capacità di arrangiamento e di concezione dei brani contenuti nel loro disco d’esordio richiede una conoscenza musicale approfondita, un gusto espressivo di una certa naturalezza e una piccola dose di spregiudicatezza. Se consideriamo poi che l’età media del gruppo è 20 anni, abbiamo ragione di credere di avere per le mani il primo di una lunga serie di gioiellini.

Il power trio chitarra/basso/batteria si esprime al meglio nelle canzoni dalla struttura svelta e dinamica:  giocano sulla progressione e sulle pause con la tipicità del genere affrontato. I punti di riferimento sono molteplici ma i ragazzi non scopiazzano, anzi, nonostante gli echi degli “At the Drive-in” e  l’attitudine e la tendenza a sonorità più estreme, si sfocia in soluzioni melodiche piacevoli e mai scontate, addirittura nostalgicamente grunge nei richiami.

Il disco scorre piacevole in un ampio ventaglio di suoni, anche inaspettati, su tutti dei twang surf-rock e  dello strumming british associato ad una voce che proprio ricorda le produzioni indie inglesi che intasavano le radio qualche anno fa. Ma è quando sterzano sulla melodia il loro punto forte. Nell’affrontare alcuni passaggi, specialmente in quelli più d’impatto, è palese lo stile tipico dell’Alt-rock e dell’ Indie delle band italiane già navigate, FASK e Gazebo Penguins su tutti. Notevole è anche la chiave Post-Rock, declinazione tipica del genere dei The Pier, presente in molte fasi e in tutte le tracce del disco, ma dominanti in “Daedalus” e “Pier”, che insieme a “Everyday Gets Worse” sono le colonne portanti di tutto il lavoro.

Dal punto di vista di chi scrive, è forse l’aspetto più bello e sorprendente dell’album, e sarebbe una scelta interessante se il gruppo, già con delle caratteristiche ben definite, decidesse di viaggiare maggiormente in quella direzione, arricchendo la qualità dei suoni e concentrando maggiormente la produzione e la composizione in qualcosa che in Italia è ancora appena esplorato.

Prima prova davvero niente male, per concludere. Non resta che aspettare di vederli dal vivo, dove la foga e l’irruenza ascoltata nell’album  dovrebbe rendere lo show uno spettacolo davvero interessante.

 

TRACKLIST:

1 – Elm Row

2 – Everyday gets worse

3 – SKK 9

4 – Exit flowers

5 – Pier

6 – Kangoo

7 – Daedalus

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