The Strokes: Comedown Machine…a caldo!

Stokes 2013Dopo aver spiazzato mezza rete regalando in digitale un singlolo a dir poco inusuale, One Way Trigger, arriva finalmente il quinto album degli Strokes. E il web prima ancora di ascoltarlo è già diviso.
Comedown Machine parte da subito con una grande innovazione: singolo in free download e album in streaming. Segno che il gruppo vuole adattarsi ai tempi e non è spaventato dal mercato digitale. Bene.
Detto questo, dopo Angels, che anche ai più appassionati della band poteva sembrare un disco non troppo influente nella loro discografia, arriva questo disco fra grandi aspettative: questo è il disco della verità. Quale strada vogliono prendere gli Strokes?
Prima di passare alla musica in se notiamo la copertina, che con questa band è sempre una parte importante. Ed ecco subito una contraddizione – probabilmente voluta – dove una grafica in stile vintage presenta il nome della label (storica RCA) per buona parte della copertina; come a dire che l’album lo senti in streaming, lo scarichi su iTunes, ma la musica rimane legata alle case discografiche (piccola nota di colore, la lunghezza dell’album indicata in copertina non coincide con la lunghezza effettiva. Roba per fan).
Ora parliamo della musica: poco tempo fa, quando One Way Trigger è uscito sul web, fra i vari membri della nostra redazione si sono visti commenti di tutti i tipi: chi si è limitato a un “no comment”, chi ha sostenuto il gruppo – della serie, puliamoci la bocca prima di parlare degli Strokes -, chi ha detto che la canzone poteva essere anche carina, si, ma non erano gli Strokes, e chi l’ha bocciata in toto. Una matassa che poteva essere sbrogliata solo con l’ascolto di tutto l’album in pratica.
Strokes LogoE cosí quest’album è arrivato, mettendo finalmente prevenuti e ottimisti all’ascolto. Undici tracce, che il suono sia degli Strokes è evidente dal primo ascolto,  ma l’energia che li ha contraddistinti nei primi tre album si è persa in Angels e non è stata ritrovata in Comedown Machine. La band che da New York era riuscita a conquistare cuori in tutti i continenti, adesso sta collezionando critiche negative. È palese una netta involuzione del gruppo che nel tentativo di evolversi seguendo suoni più contemporanei è riuscito ad ottenere un suono quasi povero e decisamente poco vissuto. Per molti una vera e propria delusione, altri invece apprezzano il tentativo di rinnovarsi cercando di tornare al suono originale ma rivisitarlo in chiave più moderna. Difficile anche tracciare un’analisi troppo generica, si passa da 50/50 che spacca il pubblico fra chi lo considera uno dei peggiori pezzi mai fatti dalla bande chi uno dei punti forti del disco, a 80’s Comedown Machine che invece fa risalire la voglia di credere nei nuovi/vecchi Strokes.
In sostanza è un album poco solido, interlocutorio, che non soddisfa l’acquolina in bocca dei fan, ma che non può nemmeno dirsi sbagliato o spiacevole. Per chi ama gli Strokes del passato è ambiguo. Se da una parte è una cosa completamente diversa (le atmosfere, la caratteristica voce di Julian Casablancas, i riff che hanno reso famoso il gruppo sono tutte cambiate), dall’altra c’è la sfrontatezza dei primi tempi, la voglia di rimettersi in gioco, il bisogno di mescolare un po’ le carte.
La conclusione la lasciamo a voi lettori, ascoltate questo album, perchè si merita di essere ascoltato, e fateci sapere la vostra!
La Redazione

Autore: The Strokes
Titolo: Comedown Machine
Etichetta: RCA

TRACKLISTComedown Machine
1 – Tap Out
2 – All The Time
3 – One Way Trigger
4 – Welcome To Japan
5 – 80’s Comedown Machine
6 – 50/50
7 – Slow Animals
8 – Partners In Crime
9 – Chances
10 – Happy Endings
11 – Call It Fate, Call It Karma

No Comments

  • Partendo dal presupposto che chiedere agli Strokes un nuovo Is This It è secondo me profondamente sbagliato c’è da constatare che il livello artistico è decisamente calato. Non dal punto di vista tecnico o compositivo, io credo che il problema sia più profondo. Nei primi due album (capolavori indiscutibili) c’erano furia, fame, disagio, sfacciataggine che arrivavano, investivano all’ascolto. E come se una volta usciti dal “garage” gli Strokes avessero cominiciato a perderci e infatti a mio parere First Impression of Earth è da considerarsi l’inizio della fase calante della loro carriera, seppur contenga dei singoli letteralmente strepitosi. Dopo Angles non potevamo aspettarci di meglio purtroppo, l’impressione che si ha da Comedown Machine è più o meno la stessa che si ha dall’ascolto del suo precedente. Un paio di ottime canzoni e il resto mi pare stia lì dannatamente a riempire. E One Way Trigger con il resto dell’album ci guadagna pure.

  • Non mi sento d’accordo con voi quando dite che su questo disco c’è ” un suono quasi povero e decisamente poco vissuto”. Io penso che sia esattamente il contrario: Angles era sì un album “interlocutorio”, che faceva solo capire quale era la nuova direzione, Comedown Machine approfondisce il tutto con un sound molto più curato e pezzi sicuramente migliori del precedente disco.

    Ora la questione è che questi due dischi fanno pensare davvero che gli Strokes degli inizi siano finiti. E’ secondo me questo il fattore che porta a considerare dai molti fan, secondo me ingiustamente, mediocre anche quest’ultimo disco, che di per sè è un buon disco-compendio di musica contemporanea. C’è poco da fare , ora gli Strokes sono questo, prendere o lasciare. 50 50 io non la vedo nient’altro che come una isolata traccia garage punk messa là per ricordare che ascoltavano anche quel tipo di musica 10-15 anni fa, e All the time serve per ricordare il sound dei primi due dischi più qualcosa del terzo. Ora la vita li ha portati ad altre strade.

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The Strokes: Comedown Machine…a caldo!

Stokes 2013Dopo aver spiazzato mezza rete regalando in digitale un singlolo a dir poco inusuale, One Way Trigger, arriva finalmente il quinto album degli Strokes. E il web prima ancora di ascoltarlo è già diviso.
Comedown Machine parte da subito con una grande innovazione: singolo in free download e album in streaming. Segno che il gruppo vuole adattarsi ai tempi e non è spaventato dal mercato digitale. Bene. (altro…)

2 Comments

  • Partendo dal presupposto che chiedere agli Strokes un nuovo Is This It è secondo me profondamente sbagliato c’è da constatare che il livello artistico è decisamente calato. Non dal punto di vista tecnico o compositivo, io credo che il problema sia più profondo. Nei primi due album (capolavori indiscutibili) c’erano furia, fame, disagio, sfacciataggine che arrivavano, investivano all’ascolto. E come se una volta usciti dal “garage” gli Strokes avessero cominiciato a perderci e infatti a mio parere First Impression of Earth è da considerarsi l’inizio della fase calante della loro carriera, seppur contenga dei singoli letteralmente strepitosi. Dopo Angles non potevamo aspettarci di meglio purtroppo, l’impressione che si ha da Comedown Machine è più o meno la stessa che si ha dall’ascolto del suo precedente. Un paio di ottime canzoni e il resto mi pare stia lì dannatamente a riempire. E One Way Trigger con il resto dell’album ci guadagna pure.

  • Non mi sento d’accordo con voi quando dite che su questo disco c’è ” un suono quasi povero e decisamente poco vissuto”. Io penso che sia esattamente il contrario: Angles era sì un album “interlocutorio”, che faceva solo capire quale era la nuova direzione, Comedown Machine approfondisce il tutto con un sound molto più curato e pezzi sicuramente migliori del precedente disco.

    Ora la questione è che questi due dischi fanno pensare davvero che gli Strokes degli inizi siano finiti. E’ secondo me questo il fattore che porta a considerare dai molti fan, secondo me ingiustamente, mediocre anche quest’ultimo disco, che di per sè è un buon disco-compendio di musica contemporanea. C’è poco da fare , ora gli Strokes sono questo, prendere o lasciare. 50 50 io non la vedo nient’altro che come una isolata traccia garage punk messa là per ricordare che ascoltavano anche quel tipo di musica 10-15 anni fa, e All the time serve per ricordare il sound dei primi due dischi più qualcosa del terzo. Ora la vita li ha portati ad altre strade.

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