TIGER! SHIT! TIGER! TIGER!@ Adorable A shoegaze fest

Manca davvero poco alla prima edizione dell’Adorable, il festival romano dedicato allo shoegaze, in programma al Monk per il 27 gennaio… siete pronti a scoprire di più? Ecco per voi una succulenta intervista ai TIGER! SHIT! TIGER! TIGER!

I TIGER! SHIT! TIGER! TIGER! saranno la special guest dell’edizione pilota dell’Adorable fest, avrà una line-up al 100% italiana. In attesa di ascoltare il loro nuovo album  Corners, gli abbiamo fatto qualche domanda. ecco la nostra intervista!

I TSTT sono una di quelle band che lascia un’impronta, un segno distintivo: nel vostro caso sono le chitarre, sempre in primo piano. Il vostro sound però nel corso degli anni è cambiato parecchio. Ci tratteggiate l’evoluzione che dal primo Be Yr Own Shit vi ha portati al recentissimo Corners?

Nicola: Be Yr Own Shit è stata una scommessa, un album nato di getto, istintivo, improvvisato, una scarica di adrenalina, un album i cui ingredienti erano rabbia, voglia di spaccare, incoscienza e potenza. Con Whispers abbiamo cominciato a pensare, a cercare di capire chi volevamo essere e ad interiorizzare le esperienze vissute negli Stati Uniti sia per l’approccio live che per quello in studio. Con Forever Young abbiamo voluto dimostrare in primis a noi stessi che, cavolo, eravamo migliorati un sacco come musicisti, abbiamo lavorato tantissimo sul suono, ci siamo abbuffati di ritmi, riff, feedback e sovraincisioni fino a sentirci male. Corners parte con la voglia di proseguire alcune basi che avevamo posto con l’album precedente, ma si è rivelato un percorso più ampio in cui abbiamo concesso qualcosa di più al nostro lato “pop” senza snaturarci e senza rinunciare, per merito di Diego, a porre la chitarra al centro della nostra creatività. In termini di ispirazione la cosa che me lo fa amare particolarmente è che siamo stati noi stessi il modello che ci siamo imposti di seguire.

Corners a che punto della vostra carriera arriva? I suoni sembrano raccogliere un po’ delle peculiarità dei vostri album precedenti, rimanendo fedeli ai suoni di chitarra che vi accompagnano da sempre.

Diego: Corners è esattamente ciò che volevamo da un disco: divertirci suonandolo. Abbiamo affrontato un duro percorso in sala prove trovandoci di fronte all’esigenza di racchiudere tante idee in pochi minuti. La svolta è avvenuta sicuramente con Forever Young (il disco precedente) dove brani come “Golden Age” e “Broken” sono stati presi come linee guida nell’affrontare la stesura dei nuovi. Stavolta però ci siamo affidati più alla forma canzone, basandoci su giri essenziali di chitarra e cercando il giusto equilibrio tra il rumore e la melodia.

Il disco è stato registrato da Filippo Strang del VDSS Recording Studio.  Quanto ha influito la sua produzione sul risultato finale? Come mai tra tanti studi la scelta è caduta sul VDSS?

Nicola: L’amicizia con Filippo è ormai di vecchia data, abbiamo in testa gli stessi suoni, lo stesso modo di concepire un brano, la stessa attitudine nel fare musica. Eravamo da tempo alla ricerca di qualcuno che in studio fosse sulla nostra lunghezza d’onda e che ci facesse uscire nel modo che più ci appartiene. In Corners fondamentale è stato il suo apporto anche come produttore, riarrangiando alcuni brani e indirizzandoci nella scelta di alcune linee melodiche. E’ il quarto Tiger.
Diego: con il Vdss e Ettore di MiaCameretta, siamo amici, c’è un rapporto che ci lega sin dalle registrazioni del precedente disco. Con entrambi abbiamo subito legato per via delle stesse “frequentazioni” musicali. In Corners ci hanno aiutato a fare chiarezza su alcuni brani chiave del disco, io che sono solito allungarli all’infinito mi sono divertito ad andare contro il mio istinto e a guardare con più lucidità al risultato finale. Abbiamo avuto poco tempo a disposizione, ma credo sia stato speso benissimo. Ettore poi è un talento naturale, è capace in poco tempo di creare un riff che ti marchia a fuoco (vedi ad esempio la seconda chitarra di Silver).

Gli Stati Uniti giocano un ruolo importante nella vostra storia e a breve tornerete al SXSW. Com’è stato confrontarsi con il panorama musicale d’oltreoceano? Dalla vostra esperienza la vostra musica fuori Italia viene percepita diversamente?

Diego: Credo che in Italia manchi un po’ di coraggio soprattutto da parte delle istituzioni. Non c’è la cultura  di scommettere in qualcosa che potrebbe diventare un lavoro per tanti o almeno un mezzo per sopravvivere. Gli ascoltatori in generale mi sembrano più attenti lì, ma solo perché hanno un orecchio più allenato! Già solo il circuito delle college radios in America aiuta molto a creare le fondamenta per certi tipi di suono. Qui difficilmente passi in una radio grande, mentre Whispers ad esempio è stato passato in Europa dalla BBC.

La scena italiana ha visto nel 2016 un’esplosione di live e dischi a base di chitarre, dal noise, alla wave, allo shoegaze: dai Brothers In Law, ai Soviet Soviet, Marnero, Klimt1918, Rev Rev Rev. Questo ritorno lo ritenete attuale o si rischia l’effetto revival-nostalgia? Com’è (se in qualche modo lo è) cambiato l’approccio e come è stato adattato al presente?

Diego: Credo che l’approccio sia rimasto sempre uguale, formi una band, suoni, ci metti del tuo ma i tuoi ascolti musicali ti accompagneranno sempre lungo la strada

Ritenete che lo shoegaze in termini di sonorità e mood vi abbia influenzati in qualche modo? Quale potrebbe essere il vostro brano più shoegaze?

Diego: E’ una cosa a cui facciamo poco caso a dir la verità. Molte recensioni estere hanno etichettato “Twins” e “Broken” come brani shoegaze ma fin quando non te lo dicono gli altri non ci presto molta attenzione! Se per shoegaze intendi l’uso delle chitarre suonate in certo modo, direi di sì anche se rispetto ad altri abbiamo una matrice più rivolta al punk.

Seguite la musica italiana? A quali gruppi vi sentite più affini come attitudine e sonorità? C’è qualcuno con cui vi piacerebbe collaborare in futuro?

Nicola: Al momento sto riscoprendo alcune band seminali italiane come i Kina. La situazione attuale la vedo più viva rispetto agli anni scorsi, sicuramente mi piacerebbe fare qualcosa con gli Altro.

Vi vedremo il 27 gennaio sul palco del Monk in occasione della prima edizione del festival Adorable. Cosa potremo ascoltare e che tipo di live possiamo aspettarci?

Nicola: Il live è ovviamente focalizzato sulla promozione di Corners che sarà l’elemento portante della scaletta. Stiamo cercando di curare di più il suono e abbiamo ridefinito quella attitudine prettamente punk che eravamo soliti avere sul palco. Nella scaletta c’è spazio anche per le canzoni più rappresentative di Forever Young e, quando Diego avrà superato i suoi traumi post adolescenziali, a breve dovremmo riprendere a suonare anche Crime Wave e altri pezzi di Be Yr Own Shit.

Di Antonella Ragnoli ed Esmeralda Vascellari

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