Traffic Live Club: punti di vista

Venerdì 8 luglio ho suonato con la mia band al Traffic Live Club, insieme a Matha Funk Trio, in veste di opening-act, e Junkie Storm.

Il Traffic ha da poco cambiato posizione, spostandosi dalla Tiburtina, sede storica in cui il locale era considerato uno tra le più importanti venues romane, a via Prenestina 738, in una sorta di super-container un sacco punk e, a mio avviso, molto più figo della precedente location. Il locale si sviluppa in lungo, e si capisce benissimo che è stato pensato e concepito ponendo la musica ed il palco come “centri gravitazionali” della struttura. Ha infatti esclusivamente il necessario e sufficiente per godersi una bella serata di musica live: un bancone per birra e alcolici, un bagno, un paio di puff su cui poggiare comodamente le proprie chiappe, una postazione mixer ed un bel palco a fondo sala. Nè troppo alto nè troppo basso, il palco, come tutto il resto del locale, dà un casino l’idea di underground, di rozzo e cazzuto; e questo ci piace parecchio! Anche se sembra relativamente piccolo, lo stage riesce, come ci hanno dimostrato i Junkie Storm, a contenere tranquillamente cinque ragazzi caciaroni e movimentati, dunque gruppi di quattro individui ci stanno da paura. L’unica pecca trovata “da sopra” è che se la musica pompa, è difficile sentire bene la voce dalle spie, e questo può causare alcuni problemi. Per quanto riguarda il resto, -tranne le luci- tutto ottimo: il posto è figo, l’acustica generale (a parte la voce) è più che buona, Michele (il fonico) è gentilissimo, simpatico e molto professionale come tutti gli altri dello “staff tecnico” del locale; è stata la prima volta nella mia vita da musicista che mi hanno offerto un piatto di pasta e birre gratis fino ad esaurimento scorte. Figata!

Per quanto mi riguarda, essendoci stato in veste di “musico”, il Traffic Live Club è un gran bel posto dove fare ed andare a sentire qualche show.

Yeah, M.C.

Venerdì 8 luglio è per la prima volta sono andato al Traffic di Roma. Non ero mai stato nè nella vecchia nè nella nuova sede e devo dire, purtroppo, che sono rimasto un po’ deluso.
Innanzitutto, se per arrivare a via Prenestina 738 avete intenzione di usare un navigatore, sappiate che molto probabilmente vi farà fermare chilometri e chilometri prima, più o meno all’uscita della tangenziale, quando invece il locale è vicino al raccordo. Nonostante questa sventura iniziale, riesco comunque ad arrivare in tempo per il concerto: Matha Funk Trio, Lady Greys, Junkie Storm.
Il posto è bello. Molto caratteristico, molto, se vogliamo abusare di quest’aggettivo, “underground”! Nessun ornamento, la location è praticamente un magazzino, con uno spiazzo fuori con tanto di tavolini e biliardino (gratis!) per chi vuole fumare. Dentro, il Traffic, è e può essere solo un live club: un piccolo bar per prendere una birra, il mixer ed il palco. Niente posti a sedere – se non qualche puff qua e la -, il palco ha davanti a se uno spazio abbastanza grande per il pubblico. Assolutamente tutto senza ornamento.
Il fascino di questo posto, però, non è appagato dalla qualità dell’acustica. Non so se per sfortuna io sia capitato nell’unica serata con un sound incerto, ma a quanto ho potuto appurare questo grande container non è l’ideale per il suono, in partenza. La voce è sicuramente lo strumento che esce meno e che sicuramente al Traffic non viene valorizzato in nessun modo. Gli altri strumenti escono vagamente confusi ma – insomma – nel panorama dei locali romani non ci si aspetta più di così.
Un elemento che invece può, e deve, essere migliorato assolutamente è quello delle luci. L’illuminazione del palco non serve ad illuminare, tantomeno da un effetto bello o piacevole, anzi, i fari rossi puntati sul pubblico sono veramente fastidiosi. E’ un problema da poco questo, anche perché quando salgono sul palco i Junkie Storm, il tecnico si dà da fare con degli effetti niente male, dimostrando che il locale, da quel punto di vista, potrebbe fare un gran salto di qualità.
F.B.

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