Trentemøller @Circolo Magnolia 26/07/2017

In una Milano che per il caldo, le zanzare e le meritate ferie, si va svuotando, ecco che al Circolo Magnolia è ancora accesa una luce. È un faro Danese, quello di sua maestà Trentemøller.

Mi è parso molto insolito, che il Magnolia a un’ora dall’esibizione, fosse ancora semivuoto. La spiegazione è molto semplice e banale, e le colpe non sono da attribuire alla caratura artistica, ma semplicemente al periodo: a fine luglio Milano è una calma e simpatica cittadina .
Varchiamo l’ingresso con le dovute e solite aspettative, quelle che il circolo dirimpettaio dell’idroscalo, mantiene sempre alte nella stagione estiva.

La brezza quasi marina ci rilassa, regalandoci il fruscio delle alberate del luogo, mentre gli spettatori attendono con calma nei punti ristoro e ai bar. Piacevole e suggestiva l’apertura degli Younger and better, che ci preparano al meglio alla perfomance del Dj Danese.

Fra una chiacchiera sparsa e qualche birretta ecco che le luci del mainstage del circolo Magnolia si spengono; Domenico si posiziona per scattare le sue foto, e io mi addentro nel pubblico che è inevitabilmente cresciuto e attendo l’inizio dello spettacolo.
Trentemøller è uno dei maggiori esponenti della musica elettronica mondiale dagli anni duemila, e il suo salto di qualità è stato passare dal dj set a un interessante live set.
Ed ecco che sul palco compaiono gli strumenti, oltre ai vari sintetizzatori, il theremin, basso, batteria, e chitarre.

Il live sembra costruito per le menti che amano sognare, dalla delicatezza ai bassi che spingono, con la gente che si muoveva a ritmo o si perdeva nelle grotte dei pensieri.
Il live è stato completo, e scorre velocemente, Trentemøller è in simbiosi con i suoi musicisti, e soprattutto con la cantante e strumentista, Jehnny Beth, che inevitabilmente con i suoi movimenti sinuosi e la sua voce decisa e al contempo delicata ha rubato più di qualche cuore. Dall’ultimo lavoro Fixon al precedente ma non inferiore Lost, Andres divaga muovendosi serpentinamente nel suo repertorio sfoggiando pezzi come “one eye open” , “Take me into your skin” alla bellissima “ Miss you”.
Il producer Danese si è mosso deliziosamente dalle sonorità rock, a quelle punk , amalgamandole alla sua elettronica caleidoscopica.
Se c’era da qualche parte un arrivederci migliore per la nostra Milano, provate a cercarlo, noi non l’abbiamo trovato.
Io e Domenico, che uscendo dal magnolia abbracciava la sua reflex, abbiamo parlato del viaggio che ci avrebbe aspettato il giorno dopo, una traversata dello stivale, per incontrare famiglia, amici e vecchi amori, con dentro al cuore la consapevolezza che Milano ci abbia regalato il suo più prezioso saluto, facendoci partire qualche ora prima, non fisicamente ma con la fantasia.
Grazie Circolo Magnolia, grazie Milano, Grazie Andres Trentemøller.
Ad Maiora.

Foto di Domenico Macellaro

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