Tribalismo e Nuova era: Live report Demdike Stare!

Finalmente ho avuto l’occasione di entrare a contatto dal vivo con qualche artista sotto etichetta Modern Love. Poco più di qualche settimana fa a Roma ha fatto tappa il duo denominato Demdike Stare al Circolo degli Artisti. Ogni buon appassionato di musica sa che l’etichetta sopra citata è una delle più importanti nel panorama elettronico alternativo contemporaneo. La Modern Love sta apportando una vera e propra rivoluzione nel sound della musica del “nuovo millennio”, con numerosi artisti che uniscono sonorità industriali con la techno più sperimentale e cervellotica (e in alcuni casi addirittura “etnica” – vedi Vatican Shadow). E’ una rivoluzione che ha le fondamenta nei ritmi tribali, dell’unione tra antico e post-moderno, l’ancestrale con l’avanguardia.

Facendomi carico di queste riflessioni, mi reco molto felice al Circolo Degli Artisti,  in attesa di misticismo e ritmi ipnotici. A mezzanotte,dopo il set a cura di LSWHR ,vedo arrivare sul palco il duo composto da Sean Canty e Miles Whittaker. E’ subito amore. Le proiezioni sullo schermo posto alle spalle dei due artisti comincia a materializzare immagini tra il misticismo antropologico e film di serie b italiani, in modo di dissestare le menti degli spettatori. La musica sciamanica comincia ad uscire dalle loro menti e della casse. L’atmosfera di profonda oscurità inoltre da un forte apporto all’inizio della performance. Ma piano piano succede qualcosa: comincia a venire alla luce un beat precisamente ritmato. Da questo momento in poi (da dieci minuti dall’inizio) il set sarà prettamente dedicato all’unione tra sperimentazione e techno più dansereccia. Le linee di congiunzione tra la dub contemporanea e il rumore industrial sono perfette.  Sinceramente sono rimasto molto colpito da questo fattore, anche perché credo che i pochi spettatori radunati nel locale fossero in cerca di qualche mirabolante campionamento e di meno ritmi più “da club”. Però devo dire che la performance ha colpito lo stesso nel segno, e l’ora di concerto ha soddisfatto ampiamente le attese. Il gruppo ha voluto dare uno stampo più semplice alle proprie composizioni dedicandosi alla composizione “aperta per tutti”. I Demdike Stare, forti di “Elemental” uscito nel 2012, non solo attingono da quest’ultimo, ma più o meno da tutta la discografia. Come apprendo dal web, i loro live si concentrano molto sul colpo di scena, cioè sulla varietà di proposte in una sola performance. Quindi più o meno sono riusciti nel loro intento di coglierci di sorpresa, con a tratti l’impressioni di trovarci ad una serata canonicamente techno, anche se le basi si sono tenute sempre ad altissimi livelli. Un live molto lisergico ed intenso.

Sicuramente tra gli artisti di punta dell’etichetta insieme a Andy Stott e Pendle Coven, spero di riassistere ad un loro live. Roma ha bisogno di musica di grande qualità, ma ha anche bisogno di pubblico.

lswhr

Lorenzo Landriscina

 

 

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