Intervista a Umberto Maria Giardini!

Umberto Maria GiardiniShakespeare, nell’arcinoto “Romeo e Giulietta” faceva dire a quest’ultima: “Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo”. La sconsolata frase era riferita all’amato Montecchi, il cui cognome era segno di inimicizia tra le famiglie e simbolo di morte. Ma il Bardo non voleva solo comunicarci il rammarico della bella Capuleti: si stava, in realtà, interrogando circa la natura del “nome”. La parola è solo una convenzione, un codice comune creato e condiviso dall’uomo oppure in essa vi è l’essenza dello stesso oggetto che indica, come sostenevano i naturalisti? Io non lo so. Per natura diffido da parole quali “essenza” e “spirito”, ma forse è il caso di rigirare la domanda a chi ha deciso di cambiarlo, il proprio nome. Umberto Maria Giardini ha esordito, nel 1999, come Moltheni (primo album: Natura in replay), ha partecipato al Festival di Sanremo nel 2000 con il brano Nutriente e poi è tornato in apnea, sotto il torbido filo d’acqua dello showbiz, a suonare, comporre e pubblicare dischi. Nel 2011 c’è stata la breve parentesi dei Pineda e, oggi, torna alla ribalta con un nuovo Ep Ognuno di noi è un po’ Anticristo, il secondo lavoro pubblicato a suo (vero) nome.

CS Domanda inevitabile, avrai sicuramente la risposta già pronta. Perché hai deciso di riappropriarti del tuo vero nome, dopo aver usato uno pseudonimo per molti anni? Quale cambiamento ha marcato?
UMG Ha marcato un cambiamento fondamentale. Ho voluto scrollarmi di dosso tutto ciò che ero e tutto ciò che in un modo o nell’altro mi aveva reso parte del mercato indie italiano, soprattutto dal punto di vista della visibilità e dell’immagine.. Sento di non appartenere più a quel giro di amicizie e intrallazzi che caratterizzano il movimento rock nazionale, che detesto e che non mi coinvolge più.

CS Sulla tua pagina Facebook hai dichiarato che” la musica indie fa schifo”. Potresti aver ragione ma spiegaci perché.
UMG Non c’è molto da spiegare. Il presupposto che la musica indie abbia una marcia in più è falso, L’indipendenza si esprime nel non avere amici di merenda, soprattutto nel cosiddetto giro milanese, falso e sempre sotto l’influsso di madre cocaina.

CS Dacci tre elementi  (autori di riferimento, libri, film, colori, sensazioni)  che dipingano immediatamente il tuo immaginario.
UMG Il mio unico riferimento nella musica internazionale è di sicuro Anna Calvi, poiché raramente hanno coinciso in maniera così marcata, classe, originalità e spessore tecnico. Nella letteratura e soprattutto nella poesia, amo profondamente coloro che ribadiscono il concetto secondo il quale non ci si può privare del bello, anche nella disperazione e nello sconforto. Sartoria Utopia (casa editrice di Milano) ne è la prova . Cito infine tutte o molte delle produzioni del cinema nordico degli ultimi anni, da Bergman a Lars Von Trier, nonché di coloro che, come Michelangelo Antonioni, hanno dato tanto all’immaginario collettivo nel versante cinematografico nostrano del passato. Amo profondamente Maria Callas e compositori di musica classica come Wagner. Amo il freddo.

CS Alcuni tuoi album sono stati prodotti da La Tempesta Dischi,  creata dai Tre Allegri Ragazzi Morti: un’etichetta che si definisce un “collettivo” perché gli artisti sono “proprietari” della loro musica. Cos’ha comportato quest’attitudine nella composizione, prima, e nella promozione, poi, dei tuoi dischi?
UMG Hanno provocato in me serenità e consapevolezza che non tutti tentano sempre e necessariamente di fregarti.

CS Hai appena rilasciato un Ep intitolato “Ognuno di noi è un po’ anticristo”. Titolo impegnativo. Parlaci di quest’ultimo lavoro e perché hai scelto di far uscire un EP e non un album.
UMG “Ognuno di noi è un po’ anticristo” è un superbo lavoro, che rappresenta più che mai il passaggio tra “La dieta dell’imperatrice” e il nuovo album ancora in via di costruzione. È stato concepito come una fase di passaggio tra quello che è stato il mio esordio e quello che sarà il secondo ciclo: è la giusta prosecuzione di ciò che nella mia testa è nato due anni fa e di ciò che  il futuro mi riserva.

Per ora di certo, nel futuro di Umberto Maria Giardini, c’è una data a Roma: il 18 ottobre al Circolo degli Artisti.

Valentina Mariani

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