Vangarella Country Club | Fuccboi

«È solo strategia d’attacco con i commessi dei negozi in centro, con discendenti come Pasolini per farsi offrire l’md e l’affetto.» //
«Nichilisti col cocktail in mano che sognano di essere famosi come Vasco Brondi, che appoggiato sul muro parla con la ragazza di qualcuno.» //
«Vergognati. Non della tua casa borghese, ma perché non hai ammesso mai di preferirla a quella più piccola a Monte Sacro.» //
«Che palle le serate non ci vado più, sembra un film di Sorrentino pure Roma Sud.»

Incominciamo questa recensione in maniera controversa, riportando in ordine casuale versi estratti dal primo disco de I Cani (Il Sorprendente Album d’Esordio de I Cani, fuori nel 2011) e l’LP in esame Fuccboi, ovvero il primo lavoro del trio romano Vangarella Country Club, uscito lo scorso 16 Giugno. I versi scelti non hanno maggiore rilevanza di altri nei rispettivi album, e potevano essere molti di più: l’intento polemico di questo esperimento credo sia subito abbastanza chiaro, ma prima di approfondirlo è necessaria un minimo di contestualizzazione.

I Vangarella Country Club sono tra le giovani leve dell’etichetta capitolina Noia Dischi, con la quale avevano già pubblicato nel 2015 un primo EP (L’Importanza del Liceo Classico), e sono ufficialmente un trio vaporwave. Per chi come me era estraneo a questo termine, posso provare a riassumerlo sommariamente: la vaporwave è un genere nato sul web nei primi anni ’10, come critica al capitalismo e al consumismo odierno, caratterizzato da un pesante uso di sintetizzatori e campionamenti richiamanti gli anni ’80 e ’90, e da un’estetica che a sua volta va a rifarsi a quel periodo. Se vogliamo dirci la verità, non fosse per l’artwork del disco e i concept dei video dei tre singoli (“Aestetica”, “N.Y.U” e “Umana”) pesantemente influenzati dal Giappone e in particolare dagli anime,  scriveremmo che i Vangarella Country Club sono un trio synth pop.

Chiariamo subito che, preso così com’è, Fuccboi è un prodotto ben confezionato, sotto ogni punto di vista: a partire dalle grafiche, fino alla scelta dei suoni e degli arrangiamenti (che trovano i loro picchi negli eclettici assoli di chitarra e sax, rispettivamente su “Aestetica” e “N.Y.U”), passando per i testi senz’altro brillanti e funzionali allo scopo di critica verso una società plasmata dai social network e dal bisogno di apparire.

Parlare solo della musica, e in generale delle cose in sé e per sé, sarebbe tuttavia troppo facile, e probabilmente così facendo oggi non esisterebbero molti baluardi della nostra scena indipendente (ma questa è un’altra storia). Se nel caso dei VCC ci siamo ritrovati a scomodare Niccolò Contessa a inizio articolo è in primis perché facilitati dall’incredibile somiglianza del timbro vocale del frontman a quello della mente e nucleo de I Cani. Ci saremmo solamente limitati a rimarcare questa similarità, non fosse che vi sia l’impressione che di Contessa – e in particolare del suo primo disco – in Fuccboi venga ripreso quasi tutto: dal modo di cantare, fino ai contenuti e alla forma con cui questi sono esposti. Non siamo andati a pescare nei meandri più oscuri dell’underground nazionale, ma parliamo del disco dal quale è probabilmente scaturita tutta la musica indipendente per come la conosciamo adesso, e quindi ecco spiegato il giochino di “indovina chi l’ha detto?” che abbiamo posto all’inizio dell’articolo, che diventa quindi una necessità per cui le analogie tra i due progetti devono essere fatte presenti.

Certo, nel 2011 I Cani si inserivano in un contesto in cui ancora dominavano le chitarre e le band “tradizionali” e Il Sorprendente Album d’Esordio dei Cani è reminiscente di ciò, nel senso che ha il sapore di un disco punk fatto con i synth; i Vangarella Country Club arrivano in un 2017 in cui se ti presenti con chitarra, basso e batteria risulti semplicemente datato, e i synth sono invece padroni incontrastati della scena. Si cerca di dare al tutto un taglio per l’appunto più “vaporwave”, che però risulta quasi impercettibile se non ci si va a documentare (e, se vogliamo aggiungere un’ulteriore riflessione, sembra un processo già applicato da Gazzelle alla musica di Calcutta).

In conclusione Fuccboi ci sembra quindi un disco che, per quanto ben fatto, risulta un po’ furbetto, poiché porta con sé delle pretese di originalità dietro le quali si celano soltanto tutta una serie di stereotipi già fin troppo definiti all’interno di un panorama indie che oggi più che mai grida invece disperatamente al bisogno di più freschezza e genuinità.

Fuccboi è uscito il 16 Giugno 2017 per Noia Dischi.

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