L’ultimo tour di Vasco: Stadio Olimpico 3/7/2011

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Non avendo mai partecipato ad un concerto del grande Blasco, come sarei potuta morire senza aver sentito almeno l”ultimo”. Il 1 luglio 2011 Vasco Rossi occupava uno Stadio Olimpico che trepidava. Per quanto non possa definirmi una fan sfegatata, devo ammettere che un concerto simile dà emozioni forti. Si percepisce calore umano. E’ tangibile il legame che in quel momento unisce migliaia di persone. Si sentono voci che quasi all’unisono cantano canzoni che sembrano più loro che della “rockstar” di Zocca. Persone di ogni età e sesso si emozionano. I flash creano un effetto che sembra programmato. Questa era la bellezza delle persone. Ma sul palco? Il fisico e  il fiato non sono più quello di una volta. I testi neanche. I musicisti alle spalle, indubbiamente capaci, sembrano un po’ la versione contadina dei Sex Pistols a sessanta anni. Una base strumentale buona, quasi fondamentale. Visto che nel momento in cui Vasco Rossi ha deciso di avere un momento di intimità lui, la chitarra e il pubblico, il risultato è stato precario. Sarà che è stato dopo una lunga pausa dalla quale è tornato più sudaticcio e rossiccio del solito. Ma le parole, il ritmo, gli accordi cozzavano tra di loro. Credo che di Faccio il militare da quando l’abbia scritta si ricordi solo il titolo. Il medley con le vecchie canzoni è stato bello ed emozionante. Le canzoni nuove se le ricordava alla perfezione. Peccato che questo nuovo album non sia proprio il massimo.  E’ evidente come Vasco si sia appiattito sulla figura poco originale del cantautore romantico. Perché della rockstar non ha veramente più nulla se non l’abbigliamento della band. Solo amore, tanto amore, poco sesso e qualche divertimento. Decisamente poco rock. Invece sentire le sue vecchie canzoni fa sorridere, ridere e piangere. Non solo piangere. Troppa emotività e troppo poco rock’n’roll. Rivorremmo il Vasco del “se n’è andata col negro la troia!” più che il Vasco “col cuore che batte più forte la vita che va e non va con quello che non si prende con quello che non si dà poi l’anima che si arrende alla malinconia”. Perché le canzoni tristi sono anche belle. Ma a esagerare spesso si sbaglia. Nonostante tutte le critiche un concerto simile è un occasione da non perdere, il sentimento c’era e i brividi non sono mancati. Sarà lo stadio, le persone, le parole, il fomento, le ragazze in bikini sul grande schermo però è una di quelle situazioni che non si dimenticano.
Elettra Costa

VASCO ROSSI
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