REPORT | Verdena live @ATLANTICO live

Lunedì 9 Marzo non è stato un giorno come un altro per Roma: i Verdena sono finalmente tornati a calcare i palchi della Capitale.

Sono passati quattro lunghi anni da quel capolavoro di Wow, nel frattempo è uscito Endkadenz Vol.1, ennesima pietra che ha ribadito l’autorevolezza del gruppo, ma l’attesa per vedere dal vivo la band bergamasca è spasmodica (in questa prima parte di tour si sono registrati sold out in quasi tutte le date) e vedere l’Atlantico così pieno fa davvero un bell’effetto.

L’attesa del terzetto è resa più piacevole e viva dai Jennifer Gentle, altra band di culto del nostro panorama che ha scaldato l’atmosfera con un live dai ritmi frenetici a tinte psichedeliche, chiuso con la partecipazione sul palco dei cari Boxerin Club e di un tizio ambiguo con una maschera da anziano: probabilmente uno dei fratelli Ferrari, che in passato hanno suonato nella formazione veneta per alcuni live.

Giunge infine il momento per cui praticamente tutti eravamo all’Atlantico: il tempo di una sigaretta e di una birra e in una pioggia di luci bianche salgono sul palco i Verdena. L’apertura è affidata a Ho una fissa, che come nell’album si conferma un incipit perfetto, seguono il singolo Un po’ esageri e Sci Desertico a confermare il filone Endkadenz, spezzato poi da quella bomba di Loniterp: Vivere di conseguenza e Contro la ragione ci fanno riprendere fiato dopo la botta iniziale e ci riportano a sonorità più soft.

Saranno anche passati quattro anni, hanno suonato solo sei canzoni, ma c’è già la consapevolezza che i Verdena hanno ripreso da dove hanno lasciato, che nulla è cambiato e che difficilmente rimarremo delusi da questo concerto. Nella setlist c’è un’ovvia predominanza di estratti dell’ultimo album (ne verranno eseguiti 11 su 13), che si mescolano meravigliosamente con i numerosi brani tratti da Wow e da Requiem in una costante ricerca di equilibrio tra i tre lavori che hanno segnato il cambio di passo della band bergamasca: le scalette dei live di questo tour sembrano essere meno varie e con una struttura più fissa, più studiata, un continuo alternarsi tra fuzz e armonie, tra distorsioni e atmosfere rarefatte, con Alberto che dirige mentre passa dalla chitarra al piano. Per i nostalgici dei primi tre lavori c’è poco materiale: nella prima parte Starless da Solo un Grande Sasso e una sempre immensa Valvonauta, a ricordarci come tutto ebbe inizio, nell’encore c’è spazio per un altro classicone come Luna. Dopo due ore di alta intensità che volano via, il concerto termina con le note malinconiche di Funeralus, traccia cupa che chiude il cerchio anche nell’ultimo album Endkadenz.

Dopo Wow, dopo quattro anni, era lecito avere qualche dubbio, ma nel momento in cui cala il sipario questi dubbi sono già stati spazzati via abbondantemente: i Verdena si sono confermati per l’ennesima volta come una delle realtà più belle e più solide della nostra scena musicale, in studio così come dal vivo. Sono sempre loro, continuano a sperimentare, aggiungono e arricchiscono un tassello per volta, senza perdere la propria natura e ribadendo la propria identità e unicità: coerenti e fedeli alla linea, un mondo del tutto differente.

Carlo Lo Zito

 

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