Viaggio ne Il Mondo al contrario di Ilenia Volpe

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Nel percorso attraverso Il Mondo al contrario incontriamo, come in una sonora Wonderland di IleniaVolpe e non di Alice, personalità complesse: Cappellai e Regine, eserciti di formiche o di carte da gioco, dove il buono e il cattivo non cedono a compromessi, in una dimensione parallela che con ironia, passione e disillusione canta una realtà che attraverso lo specchio risulta in decadenza. Ecco la nostra intervista.

E’ uscito da poco il tuo terzo disco, Il Mondo al contrario (La Zona / La Grande Onda – distribuzione Goodfellas): dal primo ascolto si percepisce una sostanziale differenza con i precedenti lavori, si tratta infatti di un’ opera all’orecchio più matura e strutturata, che conserva però l’approccio ruvido e sincero che da sempre ti caratterizzata. Da subito si apprezzano la varietà sonora e la ricercatezza nei testi, manifesto di una personalità critica che oggi coglie l’occasione per rivelare una dimensione sognante a tratti più romantica. E’ evidentemente un album con una forte componente di emotività e introspezione, raccontata attraverso un gioco di armonie diverse che partendo dal punk-rock arrivano fino a sonorità più etniche e ipnotiche del post-punk, necessarie a raccontare il tuo punto di vista e il rapporto con tematiche forti e complesse… anche scomode se vuoi, sicuramente borderline.

Cos’è il tuo mondo al contrario? Quali sono i pilastri che sorreggono il tuo mondo al contrario? Dove si trova? È pancia, è cuore o testa?

Il mio mondo al contrario è fatto di cose semplici e le cose semplici arrivano dal cuore. Non mi interessa più filtrarle tramite la testa.

Ti abbiamo lasciato quattro anni fa con l’ultimo disco Radical chic un cazzo, in pieno stile punk-rock, a cantare la rivoluzione, la disillusione figlia del confronto con la realtà, con rabbia ed ironia. Oggi ci regali un disco in cui emerge un approccio più soffice, a tratti sussurrato ma sempre graffiante e determinato. Come è cambiato il tuo mondo da “indistruttibile” al “contrario”? Da quali esperienze o riflessioni nasce questa maggiore maturità e consapevolezza che ti hanno condotto al confronto con tematiche così importanti?

Si, il primo album era un riassunto dei brani che avevo scritto durante la mia fase adolescenziale. A 16 anni, nel pieno degli anni ’90, ci si ribellava anche tramite un pantalone di pelle. Le urla di quel disco fanno ridere, ora. E, tra le cose semplici, ci sono indiscutibilmente anche le risate. 

Non si tratta di consapevolezza o maturità, si tratta di vivere nel profondo il dolore quotidiano nel vedere una persona che ami prosciugata da una “malattia mentale”. Eh si, tra le cose semplici ci sta anche la dolcezza dei suoi occhi.

Parlando di temi forti, e di approccio diretto, veniamo al tuo primo estratto “Maledetta bellezza”: un pezzo a cui sicuramente sei molto legata, tanto da voler condividere con lui il giorno di “nascita”. Il testo è un dialogo “a due” sulla condizione del disagio mentale, una di quelle sofferenze troppo spesso invisibili al mondo reale. Il pezzo nasconde una genesi molto particolare e una bella storia d’amicizia, e sappiamo sottendere un progetto no-profit. Ti va di parlarci di questi due aspetti?

Non è una storia di amicizia ma di fratellanza. Non saprei parlarne, se non tramite la mia musica, che è online. Per quanto riguarda il progetto no-profit, ci prenderemo un po’ di tempo, quel tanto che basterà per raccogliere testimonianze ed esperienze. La “malattia mentale” in Africa genera Guru, santoni. Qui l’appiattimento delle menti. Vorremmo far arrivare un messaggio differente, di speranza.

Il video di “Maledetta bellezza” è una narrazione di estrema delicatezza ed emotività, in cui le immagini della regista Luna Gualano narrano, attraverso i volti segnati degli anziani e quelli disperanza di bambini, il “maledetto male” che ricorre nel tuo testo. Come è avvenuta la costruzione di questa collaborazione? Il video è ambientato in un borgo abruzzese: hai cercato l’energia e te stessa nelle tue origini?

Luna è un’amica, una persona meravigliosa. Che si emoziona e sa emozionare. Ho cercato l’isolamento dalle cose che non mi appartengono più. Introdacqua è il ricordo infantile, l’origine, i cellulari che non prendono, la vecchietta che ti dice che sei cresciuta tanto e che assomigli a tua mamma. Mi sembrava la soluzione migliore per girare un video col sorriso stampato in faccia anche la mattina alle 6. 

Tornando al disco. Come abbiamo detto è un viaggio all’interno di una personalità complessa e sfaccettata che prende coscienza, attraverso un viaggio introspettivo, di aspetti sociali e relazionali importanti e scomodi nel mondo reale. Pezzi su temi sociali come “Porcelli d’Italia” e “L’esercito delle formiche” tracciano il quadro di un mondo in cui valori, entusiasmi e slanci coraggiosi lasciano il passo alla mitezza e alla rassegnazione, spesso indotta.

La catarsi, la svolta è racchiusa nella perla strumentale “Le stelle cadono e tu non le raccogli”… tu cosa ci vedi in questa pioggia di note musicali? Cosa ispira il cielo sopra il tuo “Mondo al contrario”?

Ci vedo la protezione, il respiro tra un disagio e l’altro, la volontà di scappare, la potenza nel restare.

Ascoltare il tuo Il Mondo al contrario è stato un viaggio introspettivo che invita alla riflessione su temi spesso scomodi ed intensi, un invito ad aprire gli occhi e a trovare dentro di sé sentimenti autentici.

Di Antonella Ragnoli

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