Live report: Vinicio Capossela nell’ultima data del Rebetiko Gymnastas tour

C (24)Chiariamoci immediatamente: scrivere su, e di, Vinicio Capossela è un qualcosa di azzardato, spinoso e quanto mai pericoloso.
Ma io me ne sbatto e lo faccio uguale.

Il giorno è il 20 dicembre, fa un freddo boia e assieme alla solita, splendida, allegra compagnia, arrivo presto al Forte Prenestino, l’enorme, storico, centro sociale di Centocelle.
Facciamo immediatamente il biglietto e, come ogni sacrosanta volta che mi capita di entrare, casualmente o meno, nella vecchia fabbrica d’armi, mi perdo tra i cunicoli, i graffiti, le sculture.
E’ un ambiente particolare il Forte: un giorno ti piace un sacco, magari quello dopo no. Penso dipenda dalle situazioni o dallo stato d’animo. Non saprei.
Il nostro anticipo quanto mai ampio ci permette di mangiare una cosa al volo, attendendo trepidanti l’inizio del concerto. L’idea era di prendere un qualcosa da uno dei tanti banchetti attrezzati all’interno dell’area predisposta, ma, causa l’enorme affluenza e l’elevato numero di persone in fila, abbiamo optato per cercare qualcosa nella Centocelle limitrofa. Scelta sbagliata? Sì, lo so; ma quando hai fame te ne sbatti di perdere il posto davanti al palco durante un concerto (questo sempre non sia un concerto dei Foo Fighters, in quel caso potrei digiunare per giorni).
Torniamo all’interno del Forte e, oltre la massa di persone quintuplicata davanti all’entrata, ci accoglie una gran voce che recita ‘entrano solo quelli con il biglietto’. Uno sguardo tra me e i miei compari anticipa il motto ‘che culo’.
La guerra di spinte e gomitate che mi aspettavo ci viene risparmiata dalla geniale idea di un grande uomo, grazie al quale aggiriamo non so quante centinaia di persone per ritrovarci, esattamente, nel centro dell’area concerti. Da paura.
Ammazziamo il tempo con un buon vino rosso e in men che non si dica le luci si spengono, il silenzio dilaga e parte un rebetiko. E’ proprio così che mi immaginavo iniziasse l’ultima data del Rebetiko Gymnastas tour, lo spettacolo di Vinicio Capossela che ha proposto, per tutta Italia, il suo ultimo lavoro in studio, il suo ultimo chiodo fisso, la sua ultima fissa, per l’appunto, Rebetiko Gymnastas.

Metto le mani avanti subito: un concerto di Capossela non è una cosa per tutti.
Metto ulteriormente le mani avanti: un concerto di Capossela in fissa col rebetiko è una cosa per pochissimi.
Ecco, non credo di essere mai stato tra quei pochissimi.

L’ora e mezzo di palco tenuta dal cantautore polistrumentista procede faticosa, ‘lutulenta’, secondo una mia liceale simpatia. I momenti tra brano e brano sono perlopiù vuoti o riempiti da piccole orazioni in favore di questo o di quel personaggio storico caro all’artista e, probabilmente, caro anche ai fan di vecchia data, che non mi stupirei stravedessero per quel Francesco, ormai, in esilio sui monti.
Il pubblico parla. Il pubblico parla sempre. Prima dei pezzi, dopo i pezzi, durante i pezzi. E’ una cosa che non ho mai visto e che, sinceramente, mi auguro di non vedere mai più.
La scaletta non è accattivante, non è ricercata, manca di dinamica, manca di interesse, in una parola: sbagliata. Nel caso di un grande artista come Capossela, che mi ha sempre impressionato per la versatilità, la curiosità nel cercare il particolare musicale, l’ossessione per il folklore e, quindi, la capacità di rendere propria, e rendere a noi, ogni cosa passasse nelle sue orecchie, è sbagliata il doppio.
Comprendo quanto potessero essere disilluse le mie aspettative di ascoltare dal vivo brani come Con una rosa o, tantomeno, Pryntyl, ma non è affatto questo il punto. Non è per ascoltare dal vivo i miei pezzi preferiti di Capossela che mi sono recato al Forte Prenestino l’altra sera, ma per vederne lo spettacolo, percepirne l’energia, la bellezza strumentale, la varietà musicale che propone in ogni suo lavoro. Inutile dire come sia stato tutto, completamente, disatteso, causa, mio parere personalissimo, una scaletta non concentrata sulla dinamicità, sulla varietà.
Chiaro che, essendo l’ultima data del Rebetiko Gymnastas tour, la maggior parte dei brani eseguiti dovesse, giustamente, essere dell’album di riferimento, ma è anche vero che, a questo modo, lo spettacolo perde di vita, diventando un qualcosa di piatto che, a un certo punto, funge più da sottofondo musicale per le chiacchiere che da altro.

Verso metà concerto decido di fare il giro del Forte Prenestino per recarmi ‘in piccionaia’ e gustarmi lo spettacolo da su. Da quell’altezza ho avuto modo di capire meglio quante persone richiama Vinicio Capossela ai suoi concerti: un botto. Un botto di fomentati? Un botto di disillusi?
Non ho avuto modo di indagare a fine concerto, sporgere l’orecchio, etc., ma i bis non erano affatto male, forse il momento più alto di uno show, fondamentalmente, piuttosto uniforme e noioso.

R’n’R

GF

 

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