Voina | Alcol, Schifo e Nostalgia

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Alcol, schifo e nostalgia segna il ritorno dei Voina, formazione abruzzese che già nel 2015 aveva attirato l’attenzione di critica e pubblico con Noi non siamo infinito, loro album d’esordio.

Con “Welfare”, il primo brano, la band mette subito le cose in chiaro: precarietà e disillusione, insoddisfazione e rabbia crescente, questo il cuore di un disco alimentato da una buona dose di alcol. I temi non differenziano i Voina dalla maggior parte degli altri artisti indipendenti, anzi, questo sembra essere il comune denominatore della nostra generazione, paralizzata dalla paura di una società sempre più aliena(nte). Basta aprire gli occhi per capire quanto possa essere difficile per una band di Lanciano cambiare prospettiva, guardare al domani con ottimismo e proporre musica che provi a rispecchiare questi sentimenti. Poi, se oltre ad aprire gli occhi, si riesce a buttare anche uno sguardo verso un qualunque quotidiano, viene naturale domandarsi come i Voina riescano a sembrare così allegri. Trattando certi argomenti, era difficile aspettarsi una sonorità pop da parte della band che, per fortuna, viene invece spesso accostata ai FASK, anche se a me ricordano molto i mitici Offspring.”

“Io non ho quel non so che”, oltre ad essere il singolo che ha anticipato l’album, è anche la traccia più rappresentativa di quest’ultimo: un urlo contro tutto quello che da fastidio ai più, dalla frenesia dei social alla schiavitù dettata dalla reputazione, bocconi amari da dover mandare giù per continuare a vivere la vita di tutti i giorni. “Bereè il brindisi di cui si ha bisogno per dimenticare tutto quello di cui si è appena parlato, perché è più facile far finta che «non ce ne frega niente».

Dopo le sbronze e le botte, metaforiche e non, non può che arrivare l’amore o, almeno, il desiderio di quest’ultimo, espresso con la bellissima “Ossa”. Dai tempi del delta blues (probabilmente fin dagli albori della civiltà) fino ai giorni dei Voina, l’amore ha sempre rappresentato l’inizio, o la fine, di tutte le cose. L’amore ti spezza il cuore o te lo salva, molto spesso è l’unica luce alla fine di un tunnel, altre volte questa luce la spegne del tutto. Tra disastri, asteroidi e attacchi terroristici, però, quello che emerge sempre è il bisogno di «stringerti e dirti solo che andrà tutto bene e che alla fine andremo via da qua con il futuro alle spalle», la necessità di avere sempre qualcuno al nostro fianco, il riflesso della paura di rimanere soli.

Alcol, schifo e nostalgia è un disco viscerale, va dritto al punto, sia per quanto riguarda i testi, sia per l’aspetto sonoro. Sarebbe da criticare la poca varietà nei ritmi e negli arrangiamenti, che dall’inizio alla fine “martellano” l’ascoltatore (eccezion fatta per “La Provincia”), non lasciandogli un attimo di spazio per respirare e riflettere. Forse è proprio così che vogliono farci sentire i Voina: provare il paradosso di avere l’acqua alla gola, annegando nell’alcol.

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