Wave Traps la “trappola ” dei John Canoe

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Dieci tracce per rimanere intrappolati nell’ identità sonora del power trio di Bomba Dischi

Del resto quando la vita si fa dura, i duri cominciano a giocare (o suonare) sul serio: se sfighe oblique quotidiane, caldo, ansie, delusioni di cuore e annesse distrazioni si mescolano a chitarre fuzzose, attitudine surf garage e animo lo-fi, ecco emergere l’impronta sonora dei John Canoe, anzi la loro Wave Traps, racchiusa nel loro primo LP.

Il power trio made in Testaccio, con l’uscita a fine aprile di Wave Traps (Bomba Dischi/Universal, 2017) anticipa di qualche mese sonorità da spiaggia assolata, camicie hawaiane miste a momenti di down e riflessioni esistenziali (post hangover) in pieno stile John Canoe: «non prendiamoci troppo sul serio, una risata ci ucciderà!»

Effettivamente l’attitudine rimane quella del “Just for fun” che ci aveva conquistato nel primo EP, Actorboy (BombaDischi, 2015), con brani come “Nervous breakdown” o “Start to Move”, così come fedeli alla linea (ben tracciata fin dall’inizio), rimangono le sonorità predominanti del garage, surf e lo-fi.

Già dai primi ascolti, però, Wave Traps rivela strutture musicali più complesse ed articolate: non aspettatevi ballad da cheak to cheak , il tiro è sempre micidiale, a tratti schizofrenico, colpa di Stefano Padoan (batteria e cori), e del suo collega di linee ritmiche, Mario Bruni (basso), che passa da ritmi spaccadita a groove morbidi che strizzano l’occhio al pop e al blues. Voce e chitarra sono di Jesse Germanò, autore principale dei testi, che riesce a fare suo lo stile vintage dei ’60 a cui le sonorità dei John Canoe attingono, con ironia contemporanea e un pizzico di ingenua sfrontatezza.

I dieci brani di Wave Traps intrecciano un concept sonoro e testuale: se la rotta musicale dei John Canoe si colloca tra surf garage e lo-fi, allo stesso modo il mood portante del disco riflette la condizione  di pseudo alienazione e sospensione che puoi vivere in periodi accelerati della tua vita, così come le influenze pop, psych e punk rappresentano le distrazioni, le vie di fuga e le situazioni di divertimento che incontri ad esempio in una serata presa bene.

Un primo LP in cui, di sicuro, i John Canoe hanno voluto sperimentare molto, forse per tracciare i confini della loro impronta musicale: si sono lasciati affascinare da sonorità che sanno di TY Segal, affondano nella psichedelia dei Thee Oh Sees, passando per i riff elettrici e blues dei The Black Keys, ricordando inevitabilmente Stooges, Beatles e le sonorità di rock autentiche dei ‘60 fino al jungle-pop.

E nonostante  questo mare magnum di contaminazioni, Wave Traps non perde la rotta, ma risulta un lavoro originale, completo dalle sonorità potenti e ben equilibrate, frutto anche della preziosa collaborazione negli arrangiamenti di Marco Fasolo, che della scena psych-rock italiana è un mostro sacro, coi suoi Jennifer Gentle  e del lavoro appassionato di giovani professionisti come i ragazzi di VDSS Recording Studio di Morolo dove il disco è stato registrato e non ultima, Bomba Dischi, etichetta che oramai non ha bisogno di presentazioni.

Il risultato? Dieci pezzi che inizierete ad ascoltare per gioco e difficilmente lascerete sul comodino: “Chinese Take Away” ti rapisce in prima battuta proprio per il contrasto agro dolce, tra ritmi forsennati e chitarre fuzzose contrapposti a ritornelli più pop e melodici, “Young Fall” ti stordisce a colpi di chitarre acide e cori in falsetto rubati ai 60. “Hold my Hand” e “Digital Grey” sono pezzoni da cardiopalma visti i ritmi forsennati ma guadagnano il podio per me “City of Who”, brano originalissimo che rompe con la cornice sonora del disco, “Red Lips”, pezzone dal tiro micidiale a tinte punk- garage rosso fuoco e la mia preferita, “Devil” che tira fuori il lato più cupo dei John Canoe, distillato di buon rock ‘60 ‘70 contaminato da ritmi quasi tribali, tutto chitarre distorte e cattive intenzioni!

Non resta che lasciarvi attraversare dalla Wave Traps dei John Canoe, buon ascolto!

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