Wilco @Villa Ada Incontra il Mondo 05/07/2016

Continua per noi di Cheap Sound il graditissimo soggiorno a Villa Ada. Ieri Black Mountain, oggi Wilco …

Ormai dovreste saperlo: inizio i miei articoli sempre allo stesso modo. Come? Dicendo subito quello che penso nella maniera più onesta e sincera. Il vecchio “Patti chiari, amicizia lunga” vale anche a livello musicale e giornalistico, quindi comincio questo pezzo comunicandovi che i Wilco sono tra le mie band preferite. Sono rarissimi i casi in cui l’amore del fan si sposa con il piacere del critico e uno dei pochi riguarda proprio la band di Jeff Tweedy. Si lo s’ho: gioco facile. Il gruppo americano è fra i nomi più importanti e prestigiosi dell’alternative mondiale e alcune produzione rappresentano autentiche pietre miliari: Yankee Hotel Foxtrot  e A Ghost is Born solo per fare due nomi. È la prima volta che li vedo dal vivo e l’emozione è forte. Merito anche di Star Wars, l’ultimo disco: una ispiratissima mezz’ora abbondante di Wilco all’ennesima potenza.

Dieci meno un quarto. Con poco preavviso e parecchia sorpresa le luci sul palco di Villa Ada iniziano a scintillare e dalle casse parte “EKG” il brano strumentale che apre Star Wars: è il segnale, ci siamo. Eccoli apparire sul palco, uno ad uno: dal chitarrista Nels Cline a Gleen Kotche alla batteria, passando per Pat Sansone alla chitarra e testiere, chiudendo in bellezza con il nostro Tweedy, ovviamente munito di cappello da cow boy. Imbracciano gli strumenti (ci sarà un cambio chitarra ad ogni canzone), la musica parte e il boato del numerosissimo pubblico è fragoroso.

Il trittico iniziale è tutto per Star Wars: ecco eseguite di seguito “More…”, “Random Name Generator” e “The Joke Explained”. Avrei voluto anche la mia preferito del disco, ovvero “You Satellite”, ma non ho il tempo di lamentarmi. Dopo essersi tolto il cappello in segno di saluto e gratitudine, Mr. Tweedy inizia “I Am Trying to Break Your Heart”. Che dire? Sentire dal vivo queste canzoni è davvero un’esperienza molto intensa e sarà superfluo dirlo visto poiché siamo davanti a una Leggenda, ma i Wilco dal vivo fanno paura e rincarano la dose eseguendo subito un’altra perla del repertorio: “Art of Almoust”, estratta dal bellissimo The Whole Love. E’ un piacere perdersi negli assoli della sua spettacolare coda  strumentale conclusiva. Pelle d’oca. E non se ne andrà mai via.

La scelta delle canzoni è molto variegata, un’antologia ben mirata del loro magnifico campionario discografico. C’è spazio per molti brani tratti dalle due pietre miliari precedentemente citate. “Handshake Drugs”, “Hummingbird”, “Spiders” (per quest’ultima si tratta di uno dei momenti più belli e intensi del live), “The Late Greats” per A Ghost is Born; “Kamera”, “Jesus etc”, “Heavy Metal Drummer”, “I’m the Man Who Loves You” (forse la mia preferita degli Wilco e dal vivo – eseguita più velocemente – è ancora più bella!) per Yankee Hotel Foxtrot. E grazie a brani come “Via Chicago” e “Impossible Germany” ripassiamo qualcosa anche da Summerteeth del 1999 e Sky Blue Sky del 2007.

Detto ciò, sapete qual è la cosa più bella di questo concerto, quella che cercherò di non dimenticare mai e di raccontare il più possibile? I sorrisi e il buonumore di Tweedy. Si, perché chi conosce la band e la storia del suo leader sa quanto siano stati bui e complessi alcuni momenti della sua vita e per quanto siano oramai superati, è davvero magnifico vederlo sorridere armato di chitarra mentre pieno di verve ed entusiasmo regala di fila un brano più bello dell’altro.

Ora preparatevi, perché – incredibilmente – il bello deve ancora arrivare. Chiusa la prima parte del concerto, i Wilco ritornare on stage in veste acustica. I tecnici hanno allestito una piccola batteria, dei microfoni puntati ad altezza chitarra e il gruppo ritorna armato di banjo, slide guitar e diamonica. Penso subito ai live dei The National, quando chiudono con la versione acustica di “Vanderlyle Crybaby Geeks ” tutti in fila ad inizio palco. Quando respiri il silenzio e sembra che tra band e pubblico non ci sia distanza. I Wilco si posizionano vicini e avvolti in una bolla di magia eseguono altri pezzi immensi in versione acustica: l’estasi.

Sulle note di “A Shot in the Arm” si chiude un concerto – sarà scontato dire anche ciò, ma io lo ripeterò ancora per parecchio – davvero unico e indimenticabile. Un appuntamento con la Storia del Rock a cui noi di Cheap Sound abbiamo risposto: “Presenti.”

Foto di Elisa Scapicchio

Set List:

More…

Random Name Generator

The Joke Explained

I Am Trying to Break Your Heart

Art of Almost

Pickled Ginger

Hummingbird

Handshake Drugs

Kamera

Where Do I Begin

Cold Slope

King of You

Via Chicago

Spiders (Kidsmoke)

Jesus, Etc.

Box Full of Letters

Heavy Metal Drummer

I’m the Man Who Loves You

Dawned on Me

Impossible Germany

The Late Greats

 

Acoustic Set:

Misunderstood

War on War

I’m Always in Love

California Stars

(Billy Bragg & Wilco cover)

A Shot in the Arm

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