Willie Peyote Live@Quirinetta 28/04/2016

willie peyote

Sono andato a sentire Willie Peyote al Quirinetta e non è stata l’unica bella sorpresa della serata

Premetto senza alcuna vergogna che conosco poco e niente della scena rap, e sicuramente non sono un grande fan del genere. Da ragazzino, come tutti, stavo in fissa con Eminem e pochissime altre cose. Le uniche cose che ho apprezzato davvero tanto sono state il secondo disco di Fibra e praticamente tutto ciò su cui Noyz ha messo mano. Oggi a volte mi ascolto un po di grime, genere che sto spopolando a South London.

Tutto ciò per dirvi che, di base, sono un enorme profano. Fortunatamente, dalla mia ho il fatto di essere una persona super curiosa, quindi un giorno mi sono fatto una full immersion nel rap italiano “contemporaneo”. Risultato: il 99,9% della roba che ho ascoltato non mi ha neanche lontanamente colpito. Ne in termini di testo (sempre e solo gli stessi temi), ne in termini di basi, ne in termini di “flow“. Nulla. Tempo medio di ascolto 1min27sec. Fino a quando non sono incappato in due artisti che, finalmente, dopo ore ed ore di ricerca, mi hanno fatto vedere la luce. Uno di questi era Mostro (sentite qua, tanto per dire), ragazzo romano giovanissimo sotto la Honiro Label. L’altro si chiamava Willie Peyote, ed oltre ad avere il nome più bello della storia della musica italiana ha scritto anche dei pezzi incredibili che mi hanno fatto passare il resto della settimana ad ascoltarlo senza tregua.

Giovedì scorso Willie Peyote ha suonato al Quirinetta, ed è stato una mina. E’ stato il mio primo concerto rap (si dice così? sono “concerti” le serate rap?) e mi sono divertito da morire. Inizialmente, ad essere sincero, ho un po rosicato quando ho scoperto che prima di Peyote avrebbero suonato altri due artisti, ma mi sono subito ricreduto. Pugni in Tasca prima, e Down the Rabbit Hole (di casa Do Your Thang Records) poi, mi hanno fatto scoprire lo strano piacere di vedere un insieme di persone ondeggiare a ritmo di beat hip hop. E da quando sono uscito dal Quirinetta non faccio altro che ascoltare la musica del nuovissimo progetto Down the Rabbit Hole.

Ma la star della serata è stato il Maestro Peyote che con un flow super chill e accattivante ha portato avanti, insieme alla sua band, un live davvero di alta qualità. Educazione Sabauda, il disco che Peyote ha presentato, è un disco ricco di testi geniali e basi uniche. E’ un grido di denuncia contro tutto ciò che non va oggi in Italia e nelle teste degli italiani. Sfacciataggine e arroganza (quell’arroganza positiva, quella che se non ce l’hai non vai da nessuna parte) portano l’artista a sciolinare una serie di accuse sotto forma di ironia davvero sottile e brillante. Questo, più il personaggio, più gli strumentali, regalano un’esperienza piacevole, fresca e sorprendentemente diversa da tutta la merda che oggi viene spacciata per rap.

Fatto sta che, una volta rientrato in macchina, mi sono promesso di scrivere un testo rap quanto prima.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *