Zen Circus @Atlantico & Alcatraz

Abbiamo visto e vissuto la terza guerra mondiale dal vivo, in due posti e in due giorni diversi, ma non siamo mai stati così a vicini. Roma e Milano, ed in mezzo, non è un caso: la loro Pisa. Tommaso e Attilio ci raccontano il doppio live dei favolosi Zen Circus.

Attilio: Qui Milano.

L’Alcatraz è una bolgia e sembra davvero di stare in guerra. Sulla scia dei Pink Floyd, assordanti rumori di aerei e bombardamenti caricano il pubblico, già caldissimo. Il monologo del colonnello Kurtz – Marlon Brando in Apocalypse Now è da brividi e per quei pochi che colgono la citazione, è pura poesia. Dopodiché parte, anzi scoppia, “La Terza Guerra mondiale”, e il pubblico impazzisce.

Tommaso: Qui Roma.

L’Atlantico non è pieno ma quasi, ma va bene così.
Vorrei soffermarmi sulla parola “trio”.La si usa per definire in modo semplice un gruppo composto da tre elementi, ma il punto è che gli Zen Circus (Andrea Appino, Massimiliano “Ufo” Schiavelli, Karim Qquru, che in realtà per questo tour si avvalgono dell’ex Criminal Jokers Francesco Pellegrini come chitarrista aggiunto) sono veramente un trio a tutti gli effetti: a partire dalla disposizione sul palco – che non è la classica “cantante davanti e tutti dietro”, ma vede invece tutti e tre i componenti in posizione di risalto – fino al modo di interagire col pubblico (Appino, Ufo e Karim hanno tutti e tre un microfono), lo spettacolo può decisamente vantare tre “front men”, nonostante una voce solista.

A: Anche qui è così. Scherzano, ridono, prendono anche per il culo la provincia italiana, pur facendone parte, prima di esplodere con “Pisa Merda”. Tengono il palco in maniera impeccabile, e pur non essendo più giovanissimi, sembrano liceali scatenati al concerto di fine anno, di quelli che scopano perché sanno suonare uno strumento. Si vede che si divertono, e questo il pubblico lo percepisce, e si diverte con loro.

T: “Pisa Merda” ha infuocato pure la platea romana, ma va precisato che il gruppo non si è limitato a eseguire solo i pezzi dell’ultimo album (comunque suonati per buona parte), ma c’è spazio anche per molto del repertorio da Andate Tutti Affanculo in poi (e anche qualche perla precedente, come “Figlio di Puttana” e “Mexican Requiem”), e il risultato è stato una scaletta che ha messo decisamente d’accordo tutti.

A: Ad un certo punto Appino si interrompe e fa una promessa al suo pubblico: «Più voi fate casino, più NOI facciamo casino», e lì persino il mio amico Marco che è una persona pacata, perde la testa e inizia a volare letteralmente su quelle degli altri. “Ilenia” prima e “Andate tutti affanculo” dopo, un loro evergreen, di cui non ci si stancherà mai, vengono eseguite benissimo; il “quarto” Zen conferisce al suono live una potenza paurosa, al pari dei volumi, settati in modo da dare risalto a basso e grancassa, per aumentare le vibrazioni nei corpi del pubblico.

T: La Terza Guerra Mondiale è un disco che ci aveva colpito per una produzione più ambiziosa di quella dei precedenti, con suoni più “grossi” e più curati, e questo ci portava a pensare con un velo di malinconia che la band potesse avere una svolta “stadium rock” anche per ciò che riguardasse l’aspetto live. Ci siamo sbagliati: nonostante la chitarra aggiunta, gli Zen sono riusciti a mantenere intatta quell’energia e crudezza che li hanno caratterizzati sin dagli inizi, senza però snaturare i brani dell’ultimo album (per intenderci: l’impressione è stata di aver sentito come sarebbero uscite fuori le canzoni più recenti se registrate su Andate Tutti Affanculo).

A: Il loro è un cantautorato quasi “sociale”, quasi perché non scendono a patti o a compromessi con la politica delle “barricate in piazza” ma si limitano a prendere le distanze e a criticare una società corrotta e malata (“Zingara”, “Viva”) perché con il ritornello cantato alla Rino Gaetano, non fanno altro che ricordare una triste ma giusta verità: «Vivi si muore», un monito e una dura parentesi per questa triste umanità

T: Quello dell’Atlantico era un concerto a cui la band teneva moltissimo, e lo ha dimostrato la grande quantità di ospiti presenti: oltre al nostrano Lucio Leoni ad aprire il concerto – che come sempre ha detto la sua, anche se in veste acustica ci ha convinto leggermente di meno – nei bis abbiamo visto alternarsi a sorpresa Giovanni Truppi e Francesco Motta, che insieme agli Zen hanno eseguito i rispettivi singoli “Ti Voglio Bene Sabino” e “La Fine dei Vent’Anni”, e anche Nada, con cui nel 2009 avevano inciso il brano “Vuoti A Perdere”, qui eseguito dal vivo.

A: Ti invidio per Motta, davvero. Sarei stato molto curioso di vederli suonare dal vivo, insieme. Mi reputo abbastanza fortunato in ogni caso, perché ho assistito ad un gran concerto. Si è ballato, ci si è emozionati, si è sudato e si è cantato parecchio, grazie Zen Circus.

T: Comunque l’impressione finale è che gli Zen siano cresciuti artisticamente e commercialmente, ma che nonostante ciò non abbiano dimenticato da dove provengono, sia per un discorso di sound, sia per lo sfruttare un pubblico maggiore per far conoscere i colleghi che ancora non godono dello stesso successo.

E questo gli fa tanto onore.

Viva la musica indipendente, viva gli Zen Circus.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *